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Sindrome nefrosica: individuata e descritta proteina chiave

Grazie a un nuovo studio i ricercatori dell’Università dell’Alabama a Birmingham hanno individuato una proteina in grado di compromettere la capacità di filtraggio dei reni e di causare la sindrome nefrosica. Contestualmente, si è riusciti a dimostrare come un precursore di un acido prodotto fisiologicamente possa rappresentare un potenziale trattamento per alcune forme di questa malattia.

“Si tratta di una notevole risultato che porta a una maggiore comprensione dello sviluppo e del trattamento della patologia renale associata alla proteinuria, la perdita di proteine nelle urine”, ha commentato Sumant Singh Chugh, docente della divisione di nefrologia dell’UAB e primo autore dellostudio apparso su Nature Medicine.

La sindrome nefrosica è caratterizzata dalla presenza di un eccesso di proteine nelle urine, bassi livelli di proteine del sangue, alti livelli di colesterolo e di trigliceridi, e infine da edema.

Tra le possibili cause di questa condizione si annoverano alcune patologie che colpiscono il rene – come la la nefropatia diabetica, la glomerulopatia a lesioni minime, la glomerulosclerosi segmentaria e focale e la nefropatia membranosa – oppure infezioni, farmaci, tumori, patologie genetiche e autoimmunitarie.

In quest’ultimo studio, sono stati analizzati in particolare i topi transgenici portatori di una forma patologica analoga alla sindrome nefrosica. In alcuni di essi, la proteina denominata angiopoietina di tipo 4 risulta sovra-espressa nelle cellule specializzate chiamate podociti presenti nel filtro glomerulare: quando la loro funzione risulta compromessa, le proteine del sangue possono passare nelle urine, determinando, nei casi più gravi, la sindrome nefrosica.

Chugh e colleghi hanno anche stabilito che la stessa proteina può avere un’insufficiente legame con l’acido sialico,
che ne influenza le proprietà adesive. Fornendo agli animali il precursore di tale acido, denominato ManNAc, si riesce tuttavia a ristabilire il corretto rapporto tra le due molecole e a ridurre così del 40 per cento la quantità di proteine che filtrano nelle urine.

La scoperta è importante soprattutto nella prospettiva di terapie più efficaci per queste condizioni, tenuto conto che i trattamenti convenzionali, come la somministrazione di glucorticoidi, per esempio prednisone, e di altri farmaci immunosuppressori, hanno una tossicità significativa, specialmente dopo un uso prolungato o ripetuti cicli. Al contrario, l’acido sialico e il suo precursore sono prodotti naturalmente dall’organismo, e la loro tossicità è limitata. (fc)

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