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Allergie alimentari: crescono in Europa

Cresce l’Europa ‘allergica’ ai cibi: a stare attenti al piatto sono ormai 17 milioni di abitanti, tanti quanti l’intera popolazione dei Paesi Bassi. Sempre più a rischio le donne e ancora di più i bambini fra i quali nell’arco di 10 anni l’incidenza è raddoppiata.

La più aggiornata fotografia sulle allergie alimentari in Europa arriva dagli esperti internazionali riuniti per il Food Allergy and Anaphylaxis Meeting dell’European Academy of Allergy and Clinical Immunology (EAACI), che si apre oggi a Venezia. Pesanti anche gli effetti economici, in particolare quando ad essere allergico è un bambino. L’allergia più frequente fra i piccoli è quella al latte vaccino e in questo caso i costi per acquistare i prodotti alternativi possono essere anche molto alti.

“Le reazioni allergiche appaiono in continuo aumento, probabilmente a causa di cambiamenti nutrizionali, di esposizioni ambientali a fattori come per esempio il fumo di sigaretta. In genere per modifiche dello stile di vita (molto diverso rispetto al passato) in grado di influenzare il corretto funzionamento del sistema immunitario” ha spiegato Maria Antonella Muraro, presidente del congresso e responsabile del Centro dedicato allo Studio e alla Cura delle Allergie e delle Intolleranze Alimentari, operativo nella Regione Veneto presso l’azienda ospedaliera dell’Università di Padova. In sostanza il nostro sistema immunitario pare non sia più in grado di riconoscere che cosa è innocuo e cosa non lo è, scatenando una risposta anche nei confronti di proteine presenti nei cibi e generalmente tollerate dal nostro organismo. In Europa continentale l’allergia alimentare mediamente più diffusa nella popolazione adulta, è quella a frutta fresca e verdura mentre nei paesi anglosassoni prevale la frutta a guscio, soprattutto noci, nocciole e arachidi. Nel 60 per cento dei casi a soffrire di allergie sono poi le donne. “I motivi per questa prevalenza al femminile non sono chiari, ma le ipotesi sono numerose e chiamano in causa fattori biologici e psicologici – osserva Muraro – Gli estrogeni, ad esempio,possono favorire la vulnerabilità biologica femminile a patologie che coinvolgono il sistema immunitario”.

Ma le donne sono anche più sensibili a questi problemi, hanno una percezione più alta della reazione del proprio corpo agli alimenti. Negli ultimi dieci anni il numero dei bambini allergici è raddoppiato, mentre i ricoveri per shock anafilattico nella fascia fra 0 e 14 anni sono aumentati di sette volte e le visite ambulatoriali pediatriche per allergie alimentari sono triplicate. In tutta Europa i cibi più allergizzanti per i bimbi sono il latte, le uova e noci, nocciole e arachidi. L’allergia alimentare, in particolare verso latte, uova e nocciole, è la causa più frequente di shock anafilattico e nei bambini spesso segna l’inizio dell’evoluzione verso altre malattie allergiche quali la rinite e l’asma.

Sforzi maggiori devono essere dedicati all’identificazione dei bambini a rischio attraverso una diagnosi appropriata con prove allergologiche cutanee e sul sangue. L’esclusione dell’alimento rappresenta tuttora l’unico trattamento efficace nella prevenzione della reazione allergica. In Italia l’allergia più frequente nei piccoli è quella al latte vaccino: non lo tollerano oltre 100mila bimbi fra zero e cinque anni, costretti a ricorrere a latti speciali molto costosi.

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