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mercoledì, Dicembre 1, 2021

Il citoscheletro: ecco come organizza i recettori

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I movimenti delle proteine recettoriali nella membrana plasmatica sono regolati dai microtubuli e da una rete semimembranosa di filamenti di actina

L’organizzazione dei recettori presenti sulla superficie delle cellule, un aspetto critico per il sistema di segnalazione fra di esse, è regolata dal citoscheletro. Un passo importante nella comprensione di questa complessa relazione è stato compiuto da una ricerca condotta presso la Harvard Medical School a Boston e l’Hospital for Sick Children a Toronto e presentata (“Cytoskeletal control ofreceptor diffusion in membranes promotes CD36 function and signaling”) al Congresso annuale della Biophysical Society in corso a Baltimora.

I ricercatori, diretti da Khuloud Jaqaman hanno sfruttato la proteina CD36 presente nei macrofagi come modello per lo studio del processo che governa l’aggregazione e l’organizzazione dei recettori di superficie. La proteina è coinvolta in un cospicuo numero di funzioni cellulari e fisiologiche che spaziano dal metabolismo dei lipidi alla risposta immunitaria, ma non si sa ancora se essa sia organizzata sotto forma di monomero o di oligomeri e come questa strutturazione sia connessa alle sue funzioni biologiche.

Per la loro ricerca Jaqaman e colaboratori sono ricorsi all’integrazione di una serie di tecniche che spaziano da quelle biochimiche e farmacologiche a quelle di imaging in cellula vivente che ha permesso loro di analizzare gli spostamenti e i processi dinamici di oligomerizzazione e di segnalazione della proteina CD36 in macrofagi umani.

I risultati ottenuti dai ricercatori indicano che i movimenti della CD36 nella membrana plasmatica dei macrofagi sono regolati dai microtubuli e da una rete semimembranosa di filamenti di actina, dimostrando che questi componenti del citoscheletro possono avere un ruolo essenziale nella funzione recettoriale.

“A lungo termine, l’avere stabilito i rapporti fra organizzazione dei recettori e segnalazioni intracellulari può portare allo sviluppo di nuovi farmaci, dato che i recettori di superficie sono l’elemento maggiormente accessibile all’intervento farmacologico”, ha osservato Jaqaman.

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