Morte cellulare: importante stud…

[caption id="attachment_6…

Giornata Mondiale del Diabete: u…

Ci si avvia verso i 5 m…

Sclerosi Multipla: attesi i risu…

La ricerca sulla sclerosi…

Le piastrine contribuiscono all'…

La stragrande maggioranza…

Dall'anemone di mare un rimedio …

Un composto trovato n…

Onde cerebrali simulate da un su…

La potenza di calcolo…

Alzheimer: la massa cerebrale re…

Ogni anno chi sta per svi…

Sensori di carbonio modificato p…

[caption id="attachment_4…

Insonnia negli anziani: ingialli…

È tipico di chi è un po' …

Scoperta strategia per impedire …

Scoperta una strategia ef…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Papilloma virus: proteina-ponte tra infezione e tumore

È una proteina chiamata beta-catenina ad aumentare il rischio di sviluppare il tumore al collo dell’utero nelle donne colpite da papillomavirus umano. Lo hanno scoperto i ricercatori del Lombardi Comprehensive Cancer Center, negli Usa, studiando il decorso della malattia in topi infetti.

I risultati della ricerca, resi pubblici durante il meeting annuale dell’American Association for Cancer Research, in Florida, potrebbero aiutare i medici a diagnosticare questo tipo di tumore e a sviluppare terapie più efficaci.

La famiglia dei papilloma virus umani (Hpv) è assai numerosa. Se ne conoscono oltre cento tipi, alcuni responsabili di malattie non gravi come le verruche cutanee, altri anticamera di patologie più pericolose. Di tutte le donne che contraggono infezione da Hpv a rischio oncogenico, però, solo alcune sviluppano effettivamente il tumore.

Partendo da questa osservazione, i ricercatori statunitensi hanno analizzato i topi contagiati, con lo scopo di identificare l’interruttore molecolare responsabile della degenerazione cancerogena dell’infezione. Hanno così scoperto che quando gli animali venivano geneticamente modificati per esprimere nelle cellule del collo dell’utero elevate quantità dell’oncogene beta-catenina (coinvolto nei processi cellulari che portano al cancro), allora sviluppavano tumori estesi e aggressivi. È quindi probabile che l’omologa proteina umana sia l’interruttore che decide se un’infezione da papillomavirus degenererà in tumore o meno.

La scoperta ha importanti implicazioni in campo diagnostico quanto in quello terapeutico. In teoria, infatti, quando si esegue un Pap test (l’esame citologico che indaga le alterazioni nelle cellule uterine) si potrebbe mettere a punto una tecnica di screening per individuare sia il virus sia la presenza di beta-catenina. Se dagli esami emergessero livelli di oncogene elevati, significherebbe che ci sono maggiori probabilità di contrarre il tumore. D’altra parte, in campo terapeutico già esistono farmaci in grado di bloccare l’azione di oncogeni come le beta-catenine. Sono usati per trattare molti tumori e potrebbero essere impiegati anche nella lotta a quello del collo dell’utero.

 

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami

Archivi