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Morbo di Parkinson: ricerca verso una diagnosi precoce

Un team internazionale di ricercatori ha compiuto passi in avanti verso lo sviluppo di biomarcatori diagnostici per malattie degenerative come il morbo di Parkinson.

Il team, composto da ricercatori provenienti da Lituania, Russia e Svezia, ha analizzato come un semplice esame del sangue che misura gli anticorpi che causano la malattia potrebbe aiutare a portare a una diagnosi precoce. Quando il morbo di Parkinson si manifesta, il corpo umano genera anticorpi per combattere la proteina alfa sinucleina che produce l’amiloide.

Grazie a ulteriori scoperte su come funzionano questi anticorpi, il team spera di ottenere diagnosi precoci che a loro volta permetteranno di portare a termine il trattamento in una fase in cui la malattia è più reattiva all’intervento, ovvero il periodo in cui il più grande numero di cellule nervose sono danneggiate o stanno morendo.

E lo studio non è utile solo per chi soffre del morbo di Parkinson, visto che anche altre malattie neurodegenerative come l’Alzheimer sono causate da proteine che si raggruppano nei cosiddetti amiloidi. Nello studio, pubblicato nella rivista PLoS One, il team illustra come sono stati scoperti gli anticorpi endogeni che agiscono contro la più importante proteina che produce l’amiloide nel morbo di Parkinson, anticorpi che potrebbero fungere da marcatori diagnostici per la malattia.

Lo studio mostra che monitorare i livelli degli anticorpi endogeni nel siero sanguigno dei pazienti è un processo relativamente semplice e che richiede solo il prelievo di un campione di sangue e quindi, essi consigliano, questo dovrebbe diventare un metodo comune nella pratica clinica.

Le implicazioni di questo studio per il morbo di Parkinson, e in verità per tutte le malattie neurologiche, sono molto vaste. Esse ci mostrano che la reazione autoimmune potrebbe giocare un ruolo protettivo nel morbo di Parkinson e quindi le reazioni immunitarie alla proteina alfa sinucleina, la più significativa produttrice di amiloide della malattia, potrebbero essere importanti per lo sviluppo di una strategia di trattamento mediante vaccinazione con antigeni e anticorpi anti-amiloide, in particolare nelle prime fasi della malattia.

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) definisce le malattie neurologiche come malattie del sistema nervoso centrale e periferico, ovvero malattie che colpiscono cervello, midollo spinale, nervi cranici, nervi periferici, radici nervose, sistema nervoso autonomo, giunzione neuromuscolare e muscoli.

Oltre al morbo di Parkinson e all’Alzheimer, queste malattie includono epilessia, varie forme di demenza, malattie cerebrovascolari che comprendono ictus, emicrania e altre cefalee, sclerosi multipla, neuro infezioni, tumori cerebrali, malattie traumatiche del sistema nervoso come il trauma cranico e malattie neurologiche conseguenti a malnutrizione.

La European Parkinson’s Disease Association ha stimato che nel 2004 6,3 milioni di persone nel mondo erano affette dal morbo di Parkinson. Normalmente l’età in cui si manifesta la malattia è dopo i 60 anni, ma a 1 persona su 10 è diagnosticata prima dei 50 anni. In generale, le donne sono più predisposte alla malattia rispetto agli uomini.

Il morbo di Alzheimer è una sindrome degenerativa del cervello caratterizzata da un progressivo calo delle capacità di memoria, ragionamento, comprensione, calcolo, linguaggio, apprendimento e giudizio. La OMS dichiara che, a livello globale, circa il 5% degli uomini e il 6% delle donne oltre i 60 anni sono colpiti dal morbo di Alzheimer, e con l’invecchiamento della popolazione queste cifre sono solo destinate a crescere, rendendo persino maggiore la necessità di diagnosi precoci per le malattie neurodegenerative.

Per maggiori informazioni, visitare:

Università di Umeå:
http://www.umu.se/english

 

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