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Malattie autoimmuni: scoperto nuovo canale per affrontarle e trattarle

Scoperto un nuovo approccio nel trattare i residui delle cellule malate che consentirebbe al sistema immunitario di non essere attivo fuori dalla norma Vanno sotto il nome di malattie autoimmuni e, tra le più conosciute, vi sono il lupus e la sclerosi multipla. Patologie che possono essere altamente invalidanti e pericolose.

Oggi, gli scienziati del Duke Translational Research Institute – DTMI (Usa), hanno scoperto un nuovo approccio al trattamento di queste malattie. L’annuncio della scoperta è stato dato sulle pagine del Proceedings of National Academy of Sciences, in cui viene spiegato il meccanismo di questo innovativo metodo d’intervento. In pratica, si utilizzano delle molecole che prendono il nome di “polimeri” che si occupano di assorbire i detriti delle cellule danneggiate prima che il sistema immunitario diventi iperattivo – così come è caratteristica di questo genere di patologie. «A seconda della malattia, le cellule danneggiate guidano o perpetuano la risposta immunitaria. Abbiamo dimostrato che siamo in grado di inibire questo processo», ha spiegato il professor Bruce A. Sullenger, coordinatore dello studio.

Lo studio è nato in seguito ad altre importanti scoperte, sempre da parte degli scienziati del DTMI, che mostravano come dalle cellule danneggiate fuoriuscissero degli acidi nuclei (per esempio: Dna e Rna). Questi due acidi, all’interno delle cellule svolgono le loro importanti funzioni; all’esterno delle cellule, quali accidentali fuoriuscite, divengono potenti segnali per il sistema immunitario che qualcosa non va come dovrebbe: da qui la risposta del sistema che, in casi normali, combatte tutto quello che può aver causato il danno cellulare – che sia un’infezione o un intossicazione. Tuttavia, quando la risposta infiammatoria diventa cronica può causare danni ai tessuti, dolore, febbre e altri sintomi. Questa infiammazione cronica è stata associata alle malattie autoimmuni, ma anche nella sindrome del colon irritabile, la psoriasi, l’artrite e molte altre ancora. La scoperta degli scienziati, avvenuta su modello animale, ha permesso di vedere come questi polimeri si comportassero come delle vere e proprie scope che spazzavano e assorbivano i residui infiammatori. In questo modo, spiegano i ricercatori, il sistema immunitario non li riconosce come tali e non va in iperattività. Questo nuovo approccio apre le strade a nuove strategie per combattere le malattie autoimmuni e tutte quelle altre che si collegano a un’iperattività del sistema immunitario e all’infiammazione.

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