Touch DNA: studio Sapienza dimos…

(Adnkronos Salute) - Il '…

Zucchero 'cattivo' avvelena il c…

Una sostanza che deriva d…

Cancro orale, presto test della …

Presto sara' sviluppato u…

Anti infiammatori FANS a rischio…

Un nuovo studio in via d…

Carcinoma ovarico: poco conosciu…

Arriva senza farsi sentir…

TBC: sviluppato un vaccino dalla…

Sviluppato un vaccino con…

RANKL: il segreto del diabete na…

Uno studio pubblicato su …

Localizzata un’area del cervello…

Si trova nella corteccia …

Dati allarmanti sulla 'bomba dia…

[caption id="attachme…

Tumori alla prostata: rivisti pa…

La velocita' con cui il P…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Una possibile cura anti-cancro che viene dal mare

La cura del tumore viene dal mare: é il caso di un farmaco, la trabectidina, derivato da un organismo marino, la ectenascidia turbinata, a metà fra una spugna e un corallo, i cui risultati sono stati presentati in questi giorni al Congresso della Società Europea di Ginecologia (Esgo), chiusosi ieri a Milano.
Questo principio attivo, prodotto dalla spagnola PharmaMar, un’ azienda biotecnologica che sviluppa farmaci antitumorali esclusivamente da organismi marini, è stato autorizzato dall’ Agenzia europea del farmaco (Ema) e da quella italiana (Aifa) perché è stata dimostrata la sua efficacia sul cancro dei tessuti molli e sul cancro ovarico. Ma all’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) di Umberto Veronesi si sta conducendo uno studio esplorativo per verificarne i risultati positivi anche per il carcinoma del pancreas (coordinatore Maurizio D’Incalzi).
Attualmente sono in corso anche sperimentazioni cliniche a livello europeo di questo farmaco sul tumore al seno e, in fase 2, sui tumori pediatrici. Ma per il momento le novità più importanti vengono dal trattamento di seconda linea del cancro ovarico ricorrente. Si é visto, infatti, che nelle pazienti trattate in prima linea con doxorubicina pegilata liposomiale (Dlp), il successivo trattamento con trabectidina più Dlp aumenta la sopravvivenza di 6 mesi, migliorando sensibilmente la qualità della vita.

Un secondo studio, coordinato da Nicoletta Colombo dell’Ieo e condotto su pazienti con parziale sensibilità al platino (cosa che provoca una recidiva dopo 6-12 mesi), ha dimostrato che lo stesso trattamento di seconda linea seguito da trattamento con platino ha allungato la sopravvivenza globale di 9 mesi rispetto al Dlp in monoterapia, dati che si traducono in una riduzione del rischio di morte del 42%. “Questo suggerisce – conclude la ricercatrice dello Ieo – che la terapia di seconda linea con trabectidina e Dlp è in grado di ristabilire in queste pazienti la sensibilità al platino”. All’Ieo è ora in corso uno studio per mettere a confronto le due terapie trabectidina con Pld e platino con Pld. (ANSA).

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami

Archivi