[SIAMS] L’infertilita' maschile

[caption id="attachm…

Tumore al seno: l'esame con ultr…

[caption id="attachment_9…

Teva pronta ad avviare terzo stu…

Al protocollo di studio c…

Vibrione del colera: come divent…

Quando il vibrione del co…

Parkinson: nanoparticelle di car…

Uno dei problemi che colp…

Malattie Mentali: occorre metter…

A Milano la prima tappa d…

Ictus: il magnesio riduce i risc…

Le persone che mangiano m…

Scoperto enzima responsabile neo…

Una ricerca dell'Istituto…

Salute - Cittadinanzattiva: repa…

Il servizio di terapia d…

"Stum", il gene che ci regala la…

Il suo nome viene da "stu…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Alzheimer: scoperto un enzima con funzioni di interruttore, spegnerlo vuol dire sconfiggere la patologia

Identificato il ruolo-chiave dell’enzima JNK coinvolto nella generazione e nella progressione dell’Alzheimer: la scoperta, effettuata dai ricercatori dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” di Milano, rappresenta un primo successo – riscontrato nella sperimentazione animale – di un trattamento che ha portato alla cura della patologia e al completo annullamento dei deficit cognitivi.

Lo studio pubblicato sul Journal of Biological Chemistry, condotto da Tiziana Borsello del dipartimento di Neuroscienze dell’Istituto, mette in evidenza che l’enzima JNK agisce su due proteine alla base della neurodegenerazione cellulare che porta allo sviluppo della malattia: la proteina amiloide – responsabile della formazione delle specie neurotossiche, i frammenti di beta amiloide – e la proteina tau – responsabile dei grovigli neuro-fibrillari. Lo studio è stato effettuato su un topo affetto da Alzheimer. «Abbiamo messo a punto e somministrato il primo trattamento cronico a base di un peptide inibitore di JNK a un topo affetto d’ Alzheimer – spiega Borsello -.


L’inibitore specifico utilizzato, il D-JNKI1, si è dimostrato in grado di prevenire l’azione dell’enzima JNK su entrambi i markers». Il trattamento cronico a base dell’inibitore messo a punto, somministrato in una fase conclamata della malattia, «è stato in grado di annullare completamente i deficit cognitivi (perdita di memoria) e le alterazioni elettrofisiologiche caratteristiche della malattia (mal funzionamento dei neuroni dell’ippocampo) – conclude la ricercatrice – senza effetti collaterali rilevanti». (ASCA)

0 0 vote
Article Rating
Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments

Archivi

0
Would love your thoughts, please comment.x
()
x