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Depressione: scienziati indagano sui ruoli dei fattori genetici

Ricercatori francesi hanno studiato l’amigdala, una parte del cervello che è iperattiva nelle persone che soffrono di ansia e depressione, e hanno trovato che l’attività cerebrale di questi pazienti è influenzata da fattori genetici.

Benché gli scienziati sappiano da tempo che l’ansia e la depressione sono causati da fattori psicologici e ambientali, e che spesso sono anche influenzati da fattori genetici, non è ancora chiaro in che misura ogni fattore influisca sulla comparsa dei sintomi.

Scrivendo sulla rivista Human Brain Mapping, il team dimostra che l’attività del cervello può essere modulata a seconda del corredo genetico, la storia personale e la cognizione del soggetto. I loro risultati suggeriscono che gli effetti della psicoterapia sull’attività cerebrale dei pazienti potrebbero variare in base ai loro tratti genetici.

Questo lavoro si basa su diversi studi precedenti che indicano la possibilità che il gene 5-HTTLPR, un gene che influenza la serotonina – una sostanza coinvolta nella regolazione emozionale – potrebbe svolgere un ruolo importante nella comparsa della depressione. Osservando il promotore della 5-HTTLPR, una regione regolatoria del DNA che si trova vicino al gene che trascrive, il team ha osservato che quando il promotore era diffuso nella sua forma breve, accentuava l’impatto emotivo di eventi stressanti.

Gli scienziati ora ritengono che la forma breve del gene innesca una più intensa attivazione dell’amigdala e, pertanto, possa portare a sintomi di ansia o depressione, in quanto l’amigdala è coinvolta nelle emozioni e nel riconoscimento dei segnali di pericolo.

Per far avanzare la ricerca, il team francese ha studiato l’impatto dei fattori psicologici e ambientali sull’effetto “genetico” effettuando la risonanza magnetica funzionale per immagini (MRI) del cervello di 45 individui sani, tra cui portatori sia della forma breve che lunga del gene.

Durante queste risonanze magnetiche, ai soggetti sono state mostrate fotografie di immagini piacevoli e spiacevoli, ed è stato chiesto loro di indicare se provavano piacere o meno nel vedere le immagini, e di pensare al rapporto tra le immagini e se stessi.

I risultati hanno mostrato una significativa disparità tra i soggetti portatori della forma breve del gene e quelli che ne erano privi. I portatori della forma breve hanno mostrato una maggiore attivazione dell’amigdala quando associavano una foto a se stessi, piuttosto che quando decidevano se un’immagine era piacevole o spiacevole. Nei soggetti che non possedevano il gene è stato osservato l’effetto opposto.

Questo significa che l’attività dell’amigdala varia sia a seconda della forma del gene che del tipo di attività mentale in corso, ovvero se l’attività è oggettiva o legata all’individuo a livello personale.

Prima di effettuare le risonanze magnetiche il team ha intervistato i soggetti di prova per scoprire l’emergere di eventuali eventi negativi verificatisi nella loro vita durante l’anno precedente. I risultati mostrano che le tensioni registrate durante l’anno avevano altresì un effetto sull’impatto del gene sull’attivazione dell’amigdala.

Lo studio dimostra quindi che la funzione del cervello è influenzata sia da fattori genetici che dalla storia personale e dalle condizioni psicologiche. Inoltre, il gruppo ha osservato che le forme di psicoterapia quali la terapia cognitiva possono avere una serie di effetti cerebrali a seconda di alcuni geni.

Per maggiori informazioni, visitare:

Centre national de la recherche scientifique (CNRS), Délégation Paris Michel-Ange:
http://www.cnrs.fr/paris-michel-ange/

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