Parkinsonismo grave curato con c…

E' italiano il primo stud…

Depressione: stimolazione cerebr…

Uno studio dimostra che l…

Retina artificiale: progetto in …

Un polimero conduttore è …

'Un Calcio al Diabete': parte la…

Milano, 29 aprile 2011 – …

L'ipnosi in bambini e adolescent…

Acta Biomedica pubblica u…

Cellule staminali: nuova procedu…

Per garantire il successo…

Pediatria: tre parametri per pre…

[caption id="attachment_8…

A PARUZZARO L’OPEN DAY “SALUTE D…

Il 22 ottobre screening g…

Confermata l'inefficacia degli a…

Uno studio europeo su 206…

Defibrillazione atriale senza do…

Presentata la prima evide…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Gruppi sanguigni più a rischio ictus

Ricercatori di Harvard hanno scoperto che le persone con il gruppo sanguigno di tipo AB e le donne con gruppo B corrono un rischio maggiore di ictus, l’infarto cerebrale, rispettivamente più alto del 26% e del 15% rispetto alle persone che hanno il sangue di tipo O, più protette dal pericolo.


“C’è una crescente evidenza che il gruppo sanguigno possa influenzare il rischio di malattie croniche”, ha spiegato Joann Manson, che ha coordinato lo studio presentato durante la sessione scientifica dell’American Heart Association e che ha preso in esame 90.000 persone nell’arco di venti anni. Il rapporto tra proprietà immunologiche del sangue e malattie cardiovascolari, tuttavia, non è ancora noto il perché ai ricercatori, anche se diversi studi hanno dimostrato che i soggetti con gruppi A, B e AB hanno una maggiore probabilità di attacchi cardiaci e trombi nei vasi sanguigni degli arti inferiori, mentre al gruppo sanguigno O è associata a una maggiore probabilità di emorragie.

Dietro questa differenza, c’è la diversa natura degli antigeni, molecole proteiche, presenti sulla superficie dei globuli rossi. Il modello di risposta immunitario individuale si forma nei primi istanti di vita in base a queste caratteristiche e in certe condizioni le cellule del sangue hanno maggiori o minori possibilità di aggregarsi tra loro. Secondo ricercatori, lo studio non dovrebbe allarmare chi appartiene a uno o all’altro gruppo, ma si tratta di “un ulteriore fattore di rischio che le persone dovrebbero conoscere”, spiega Manson, e che potrebbe incoraggiare a vigilare sulla propria pressione sanguigna e sui livelli di colesterolo, fattore di rischio per infarto e ictus.

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami

Archivi