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La memoria e le capacità rievocative: le dimensioni dell’ippocampo contano

Il migliore fattore predittivo delle capacità di memoria rievocativa – il tipo di memoria che serve a rivivere con precisione gli eventi passati – sono le dimensioni relative della parte anteriore e di quella posteriore dell’ippocampo, ma non quelle complessive.

Lo ha stabilito una nuova ricerca che ha usato tecniche di imaging cerebrale per studiare questa struttura cerebrale in un gruppo di soggetti adulti sani, appurando inoltre che il legame tra ippocampo posteriore e capacità rievocativa dipende dai collegamenti con altre parti del cervello che si stabiliscono tra il momento in cui i ricordi sono fissati e quello in cui vengono recuperati.

L’ippocampo è un’importante struttura per la memoria rievocativa, il tipo di memoria che utilizziamo per rivivere in modo preciso gli eventi passati. Ora una nuova ricerca pubblicata sulla rivista “Neuron” rivela come sia possibile utilizzare tecniche di imaging cerebrale per prevedere la capacità rievocativa del soggetto sulla base delle dimensioni caratteristiche dell’ippocampo. La nuova ricerca consente anche di spiegare perché questa correlazione è rimasta finora al di là delle capacità di analisi degli studiosi e fornisce le prove di un possibile meccanismo di base.

Nell’ippocampo si distinguono anatomicamente una porzione anteriore e una posteriore. Sebbene alcune ricerche abbiano collegato le dimensioni limitate di questa struttura con una capacità rievocativa peggiore nei pazienti più anziani e in quelli colpiti da disturbi neuropsicologici, tale correlazione non è mai stata supportata da dati empirici riguardanti adulti in salute e in giovane età.

“Esiste un certo grado di evidenza del fatto che l’acquisizione di una memoria spaziale molto efficiente è correlata con un ampliamento della porzione posteriore dell’ippocampo e a una riduzione di quella anteriore”, ha spiegato Jordan Poppenk, che ha condotto lo studio presso il Baycrest’s Rotman Research Institute. “Questo sembra suggerire che il principale fattore di previsione delle differenze individuali nella capacità rievocativa potrebbero non essere le dimensioni complessive dell’ippocampo ma i contributi separati di segmenti posteriori e anteriori dell’ippocampo”.

Poppenk ha analizzato insieme al collega Morris Moscovitch le scansioni ottenute con tecniche di risonanza magnetica ad alta risoluzione su un gruppo di volontari adulti sani che hanno partecipato a una serie di test di memoria rievocativa. Le migliori prestazioni sono apparse correlate a un ippocampo posteriore di maggiori dimensioni e a un ippocampo anteriore di dimensioni più limitate. Le dimensioni complessive non sono invece risultate correlate ai risultati dei test.

Il legame tra l’ippocampo posteriore e la capacità rievocativa, secondo quando appurato nella ricerca, dipende in realtà dai collegamenti con altre parti del cervello che si stabiliscono tra il momento in cui i ricordi sono fissati e quello in cui vengono recuperati, in particolar modo con quelle regioni che sono coinvolte nella percezione, per costituire la base dell’esperienza di rievocazione.

“I risultati mostrano per la prima volta che le dimensioni dell’ippocampo posteriore, specialmente quando espresso in termini relativi alle dimensioni della porzione anteriore, predicono con alto grado di affidabilità la capacità di rievocazione degli adulti sani, ha concluso Poppenki. Le nostre conclusioni spiegano inoltre l’incapacità che si è presentata negli studi condotti finora nel correlare le dimensioni complessive dell’ippocampo con la memoria; abbiamo anche provato l’esistenza di connessioni funzionali, probabilmente collegate al consolidamento dei ricordi, tra l’ippocampo posteriore e altre parti del cervello che possono supportare il miglioramento della memoria rievocativa”.

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