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Mieloma: scoperta efficacia Talidomide

Una nuova ricerca spezza una lancia a favore del Talidomide, un farmaco che negli anni ’60 fece molto discutere per il suo presunto legame con i gravi difetti alla nascita provocati nei feti delle donne incinte che lo avevano utilizzato contro le nausee del mattino.

Poi, nel 1999, gli scienziati scoprirono che il farmaco funzionava bene in circa un terzo dei pazienti affetti da mieloma multiplo e oggi, nel 2011, un nuovo studio scrive un altro capitolo sulla lunga storia di questo farmaco, analizzando e scoprendo i meccanismi genetici per cui il talidomide funziona o meno contro il mieloma multiplo. Lo studio in oggetto e’ stato presentato nel corso del 53esimo Congresso annuale dell’American Society of Hematology (Ash), in corso a San Diego. Dopo questa scoperta, altri prodotti simili hanno dimostrato di essere altamente efficaci nel trattamento di questi tumori del sangue, ma finora erano sconosciuti i meccanismi attraverso cui questi farmaci lavorano per migliorare la risposta immunitaria e uccidere le cellule tumorali. Molte, quindi, le difficolta’ per distinguere le proprieta’ positive dagli effetti collaterali e incertezze su quali pazienti rispondessero o meno al trattamento.

Quando i ricercatori hanno scovato il ‘colpevole’ dei difetti fetali causati da talidomide, una proteina nota come ‘cereblon’, l’ipotesi da verificare era se la stessa proteina, potesse essere responsabile anche delle proprieta’ antitumorali di questo prodotto. I ricercatori dell’Arizona, coordinati da Keith Stewart della Mayo Clinic in Scottsdale, hanno allora esaminato il Dna di pazienti (10) con mieloma multiplo resistenti alla terapia con talidomide, e in 8 di loro hanno rilevato bassi livelli di espressione della proteina cereblon , evidenziando quindi che tale espressione e’ necessaria affinche’ il farmaco funzioni correttamente. “Risultati che permetteranno di concentrarci sullo studio della proteina cereblon come marker possibile per migliorare i risultati del trattamento dei pazienti con mieloma multiplo”, spiega Stewart, sottolineando che la ricerca permette “di cominciare a dividere la causa dei difetti alla nascita dalla proprieta’ anti-cancro, per lo sviluppo di farmaci piu’ sicuri in futuro”. (AGI)

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