Resistenza agli antibiotici: il …

Alcuni scienziati in Svez…

Lo zucchero abbassa i livelli de…

[caption id="attachme…

AIDS: cure immediate guariscono …

Un nuovo eccezionale colp…

Il sud est asiatico libero dalla…

Dichiarazione da parte de…

Diabete e ictus: la genetica ind…

[caption id="attachment_8…

All'ESHRE 2011 Merck Serono prem…

· Un premio destinato …

Malattia di Huntington: la ricer…

Una ricerca condotta dall…

Cefalea post-coitale: un uomo su…

È noto come mal di testa …

iHealth Align: il glucometro con…

iHealth Align ha vinto il…

Aegate selezionata come fornitor…

Milano, 22 giugno 2015 - …

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Depressione: stimolazione cerebrale profonda, metodo sicuro ed efficace.

Uno studio dimostra che la stimolazione cerebrale profonda, una tecnica chirurgica con la quale si impiantano nel cervello degli elettrodi a contatto con l’ipotalamo,  è un metodo sicuro ed efficace per trattare alcune forme di depressione.

La conferma arriva dall’Emory University School of Medicine (Usa) dove Helen S. Mayberge e colleghi hanno sperimentato i risultati della metodica del disturbo depressivo maggiore e nel disturbo bipolare non trattabili con i farmaci.

I disturbi dello spettro bipolare, talvolta indicati come psicosi maniaco-depressiva, sono caratterizzati da periodi di mania o ipomania alternati a episodi di depressione.


La stimolazione cerebrale profonda utilizza impulsi ad alta frequenza mirati in una zona specifica del cervello, quella legata al disturbo neuropsichiatrico da trattare. La ricerca è stata condotta su 17 pazienti, prima sottoposti ad una stimolazione in cieco per quattro settimane – i soggetti non sapevano se il dispositivo era acceso e spento – e una stimolazione attiva per 24 settimane. In tutto il periodo di osservazione è durato due anni.

Alla conclusione i tassi di remissione e di risposta al trattamento sono stati rispettivamente del 18% e del 41% dopo 24 settimane, del 36% dopo un anno e addirittura del 58% e del 92% a due anni dal trattamento. “La maggior parte di questi pazienti sono in uno stato di depressione da molti anni e sono disabili e isolati”, spiega uno degli autori, Paul Holtzheimer. “Al miglioramento della depressione – continua – deve seguire un processo per la completa integrazione nella società”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Archivi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: