Tumore colon retto: bassa l'ades…

TUMORE DEL COLON RETTO:…

Nanoparticelle per studiare da v…

Lo studio dei processi ch…

Diabete e depressione: come si '…

[caption id="attachment_1…

Ulcere cutanee: arriva Prisma® S…

Nuova medicazione solida …

Tumori del seno: test molecolari…

[caption id="attachment_7…

Il disordine dismorfico più diff…

Anoressia e disturbi alim…

Ricreati in Italia tessuti musco…

E' nato in laboratori…

Denti e gengive sani proteggono …

Denti puliti non sono sol…

Intelligenza e geni correlati: t…

Per decenni si e' pensato…

Depressione: una proteina potreb…

Gli scienziati hanno…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Contro i virus non sempre è necessario il dispiegamento di anticorpi

Una sperimentazione sui topi ha mostrato che per la sopravvivenza in seguito all’esposizione al virus della stomatite vescicolare – una patolgoia che può avere esito fatale – non sono necessari gli anticorpi. Il risultato porta a rivedere alcuni aspetti delle nostre conoscenze dei meccanismi immunologici dei mammiferi

Gli anticorpi non sono sempre necessari per attivare la risposta immunitaria contro l’invasione di un virus: per la quale, in alcuni casi, è invece cruciale un’inattesa sinergia tra la parte specifica e quella non specifica del sistema immunitario. A ribaltare, con questo risultato, alcune idee consolidate sui meccanismi immunologici del nostro organismo è un nuovo studio pubblicato sulla rivista “Immunity”.

Com’è noto, il nostro sistema immunitario è costituito da due parti: una innata e una adattativa. La parte innata rappresenta la prima linea di difesa e si basa su cellule e meccanismi che forniscono un’immunità non specifica; la parte adattativa è invece più sofisticata, e comprende le cellule B che producono anticorpi come parte essenziale nella risposta specifica alle infezioni virali nei mammiferi.

Tuttavia, le risposte immunitarie adattative richiedono tempo per  raggiungere la massima efficienza. “I topi infettati dal virus della stomatite vescicolare (VSV), per esempio, possono essere colpiti da un’invasione del sistema nervoso centrale che può risultare fatale anche quando essi mostrano un’alta concentrazione di anticorpi anti-VSV nel loro sistema”, ha spiegato Ulrich H. von Andrian, ricercatore della Harvard Medical School e autore senior dello studio. “Questa osservazione ci porta a rivedere le nostre conoscenze sul contributo delle risposte immunitarie adattative alla sopravvivenza in seguito all’infezione da VSV”.

Il gruppo di ricerca ha così iniziato a studiare l’infezione da VSV nei topi dotati di linfociti B che non erano in grado di produrre anticorpi. Inaspettatamente, sebbene gli stessi linfociti B fossero essenziali, la sopravvivenza dopo l’esposizione al VSV non richiedeva anticorpi o altri aspetti dell’immunità adattativa.

“Abbiamo scoperto che i linfociti B producevano un composto chimico necessario per mantenere le cellule del sistema immunitario denominate macrofagi”, ha aggiunto Matteo Iannacone, coautore dello studio. “I macrofagi a loro volta producevano interferoni di tipo I, richiesti per prevenire l’invasione fatale di VSV”.

Considerati globalmente, i risultati mostrano che il ruolo essenziale delle cellule B nei confronti del VSV non richiede meccanismi adattativi, ma è in realtà collegato al sistema immunitario innato. “I nostri risultati contraddicono l’attuale visione secondo cui gli anticorpi sono assolutamente necessari per sopravvivere a un’infezione da virus come il VSV, e stabiliscono una funzione inattesa dei linfociti B quali custodi dei macrofagi nell’immunità antivirale”, ha concluso von Andrian. “Sarà importate per l’ulteriore analisi del ruolo degli anticorpi e degli interferoni nell’immunità contro virus simili che attaccano il sistema immunitario, la rabbia, il virus del Nilo occidentale e l’encefalite”.

Archivi

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!