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Fibrillazione atriale: a rischio anche capacità cognitive, e non solo fisiche

Le persone ad alto rischio cardiovascolare, con fibrillazione atriale, sono più a rischio di declino fisico e cognitivo


La Fibrillazione Atriale, una tra le più comuni aritmie cardiache, è un forte predittore di declino cognitivo e funzionale in una popolazione ad alto rischio cardiovascolare. I risultati di questo studio vengono riportati in un articolo pubblicato sul Canadian Medical Association Journal (CMAJ) da Irene Marzona, ricercatrice del laboratorio di Ricerca in Medicina Generale (Dipartimento Cardiovascolare) dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche «Mario Negri», in collaborazione con Salim Yusuf della McMaster University di Hamilton (Canada).
IL DECLINO – L’obiettivo dei ricercatori era di verificare se esistesse o meno una correlazione tra la fibrillazione atriale e il declino cognitivo e funzionale, analizzando i dati prospettici di due grossi studi clinici randomizzati, Ontarget e Trascendent trials, nei quali vennero inclusi 31.546 pazienti ad alto rischio cardiovascolare da 733 centri sparsi in 40 Paesi. Precedenti studi non hanno dato risultati consistenti e in pochi casi si era cercato di determinare un’associazione diretta tra questa tipologia di aritmie e la capacità di mantenere la propria indipendenza funzionale. «Il nostro studio – spiega Irene Marzona – dimostra che la fibrillazione atriale aumenta del 21% il rischio di demenza indipendentemente dalla presenza di una patologia ischemica cerebrovascolare. Abbiamo anche osservato una significativa associazione tra l’insorgenza di fibrillazione atriale e il declino funzionale: in particolare la comparsa di questa aritmia aumenta del 35% il rischio che i pazienti debbano avvalersi di un aiuto in casa che permetta loro di eseguire le attività quotidiane e del 53% che vengano addirittura ricoverati in una struttura di lungo degenza. Tutto questo indipendentemente dall’insorgenza di episodi di ictus nei pazienti osservati. E’ probabile che questo declino cognitivo e funzionale sia il risultato di patologie cerebrovascolari subcliniche».

IL TEST – Il livello di funzionalità cognitiva è stato determinato, all’inizio dello studio a due anni di follow up e 6 mesi dalla conclusione del trial, con l’uso del test Mini Mental State Examination (MMSE). Il MMSE è un test che misura diverse funzioni cognitive tra le quali attenzione e calcolo, ripetizione, lettura, comprensione e attraverso l’uso di questo test al paziente viene assegnato un punteggio in base alle sue capacità. E’ stato già dimostrato che una diminuzione di 3o più punti totali in questo test è indice di un importante declino cognitivo. «Il manifestarsi congiunto di: declino di più di 3 punti nel test MMSE – sostiene Salim Yusuf -, comparsa demenza, necessità di ricovero in una struttura di lungo degenza e perdita di indipendenza nell’eseguire le attività quotidiane, si è verificato in 7.269 (26%) su 27.864 pazienti senza fibrillazione atriale e in 1.050 (34%) su 3.068 pazienti con fibrillazione atriale». «Questi risultati – concludono i dure ricercatori – indicano che sarà importante d’ora in poi raccogliere informazioni riguardo allo stato cognitivo e funzionale dei pazienti con fibrillazione atriale inclusi nei futuri trial»
Corriere.it

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