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Vaccino HPV: secondo l’esperto va reso obbligatorio

E’ il solo tumore che sappiamo prevenire davvero, perche’ di origine virale, eppure molti Stati europei, compreso il nostro, non fanno tutto quello che si potrebbe fare in termini di vaccinazione e screening. Per questo il tumore al collo dell’utero, dovuto nella maggior parte dei casi a infezione da Hpv, il papilloma virus a trasmissione sessuale, continua a colpire, e a uccidere. In Europa si contano 34.000 nuovi casi ogni anno, 2.000 solo in Italia, e la meta’ muore.

L’appello del prof. Franco Borruto, membro della prestigiosa associazione Eurogin e ginecologo all’ospedale Princess Grace di Monaco, e’ netto: “Si dovrebbe rendere obbligatoria la vaccinazione anti-hpv, non basta concederla gratuitamente (come si fa in Italia per le dodicenni, ndr) se poi le madri e gli stessi medici e pediatri scelgono di non farla per presunti rischi del vaccino che non esistono, sottoponendo le bambine al contrario ai gravissimi rischi del papilloma. Occorre anzitutto una seria campagna informativa proprio per gli operatori sanitari, e poi la vaccinazione per tutte le fasce di eta’ a rischio”. Inoltre – spiega Borruto, autore insieme a Marc de Ridder del volume ‘Hpv and Cervical Cancer: Achievements in Prevention and Future Prospects’, (presentato alla presenza di Carolina di Hannover a Montecarlo al centro culturale ‘Scripta Manent’ di Liana Marabini), che raccoglie contributi dei massimi esperti mondiali – “servono campagne di screening organizzate, ben studiate, con un controllo di qualita’. Non si puo’ fare il pap test in ordine sparso, serve un coordinamento”.

Le differenze tra i paesi che intervengono seriamente sulla prevenzione e quelli che non si impegnano a sufficienza sono tutte nei numeri: “In Finlandia, il paese migliore da questo punto di vista, abbiamo un decesso ogni 100.000 donne per tumore alla cervice, mentre nei paesi dell’Est, i peggiori, se ne contano 17 ogni 100.000. E’ evidente che qualcosa non va”. Tra questi due estremi, l’Italia non e’ messa bene, spiega Borruto, che da due anni ha lasciato l’universita’ di Verona per ricominciare dal Principato di Monaco, dopo aver collaborato per anni con il premio Nobel Harald Zur Hausen. “Basti pensare – diche il professore – che nel sud Italia la meta’ delle donne non fa mai il Pap test, e nel nord un terzo, malgrado i tentativi di sensibilizzazione”. Invece lo screening dovrebbe essere costante: “Ogni tre anni fino a 29 anni, dai 30 ai 65 ogni 5 anni, con Pap test e Hpv test”. Ma e’ soprattutto il vaccino a garantire la protezione contro il virus che porta al cancro, e in Italia e’ si’ gratuito per le dodicenni, ma facoltativo. Un errore, secondo l’esperto: “In Argentina ad esempio la vaccinazione e’ obbligatoria, e in questo modo hanno raggiunto ottimi risultati in termini di prevenzione. Bisogna far passare il principio che chi pur potendolo fare non si vaccina contro l’Hpv e’ come chi guida in stato di ebbrezza: un pericolo per se’ e per gli altri. Se poi si ammala, le cure deve pagarsele da solo”.

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