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Acqua di rete: un milione di italiani hanno acqua insana, per l’ISS sono solo 400 mila

Arsenico e altre sostanze fuori norme. Ma per l’Istituto superiore di sanità il problema è limitato a 400mila cittadini

MILANO – Arsenico e altre sostanze tossiche nei rubinetti di circa un milione di italiani. A questa irregolarità sono sottoposti secondo l’associazione Cittadinanzattiva gli abitanti di 112 Comuni italiani privati di acqua «conforme ai limiti di legge». La denuncia è contenuta in una rapporto cui ha collaborato Legambiente che l’associazione anticipa a Corriere.it. Gli acquedotti non a norma usufruiscono delle deroghe concesse e rinnovate anche tre volte dall’Ue. Ma a dicembre di quest’anno i provvedimenti non saranno più validi e le amministrazioni locali dovranno obbligatoriamente mettersi nelle condizioni di garantire agli utenti acqua sicura e in linea con i parametri europei.
ARSENICO – Parliamo di una sostanza chimica che alla lunga e in dosi massicce può provocare seri danni alla salute, compreso il tumore. Cittadinanzattiva riconosce che «a poco più di un anno della bocciatura dell’Ue (che ha negato ulteriori deroghe) la situazione sta progressivamente migliorando a dimostrazione che il problema della non conformità può essere affrontato e risolto con giusti investimenti senza ulteriori ritardi». Sempre secondo il rapporto interventi di ripristino della qualità sono stati realizzati in alcune regioni. Una parte dei sindaci hanno lavorato bene: «Ad oggi rimangono in vigore le deroghe nel Lazio, per arsenico e fluoruri, in Toscana per arsenico e boro e in un Comune della Campania per il fluoruro». In totale appunto un milione di cittadini stanno bevendo acque non di qualità.

VITERBO E ROMA – All’Istituto superiore di sanità però ridimensionano i numeri e la portata del fenomeno. Corregge Luca Lucentini, responsabile del reparto di Igiene delle acque interne: «I problemi riguardano in realtà 400mila persone che abitano tra le province di Viterbo e Roma (ai Castelli). I valori di arsenico sono ancora superiori ai 10 microgrammi per litro indicato dall’Ue, la deroga permette di tenersi entro la soglia di 20 microgrammi ma è vietato l’uso per il confezionamento di prodotti alimentari e la somministrazione a bambini sotto i 3 anni». Dal 1° gennaio del 2013 i Comuni che non hanno provveduto a sanare i propri acquedotti dovranno dichiarare la non potabilità e garantire in altro modo acqua potabile ai cittadini. Quella dei rubinetti sarà buona solo per uso domestico.

I RISCHI – Ma cosa rischia chi beve acqua con arsenico superiore alla norma? «Il limite di 10 microgrammi è altamente conservativo – risponde Lucentini –. Si riferisce a un consumo continuativo in un anno di vita. In altre parole il rischio per la salute dipende dalla dose e dal tempo di ingestione. Non dimentichiamo inoltre che parliamo di una sostanza presente naturalmente nell’ambiente». Ma se l’Ue ha stabilito che non bisogna superare certe concentrazioni non si capisce perché non farle rispettare. Per fortuna stavolta non sarà più possibile per i sindaci dei Castelli usufruire di un’altra deroga. Bisognerà vedere come gli amministratori si organizzeranno per eliminare il problema. Sembra che in molti casi anziché sanare l’acquedotto si ricorrerà a soluzioni che suscitano qualche perplessità sul piano della qualità e la salubrità dell’acqua: chioschi e fontanelle pubbliche muniti di filtri antiarsenico. Legambiente e Cittadinanzattiva sperano che «il capitolo delle deroghe possa chiudersi definitivamente. Intanto è fondamentale che dove sono in vigore i sindaci siano garanti e promotori di un’azione di trasparenza e comunicazione dei dati di qualità dell’acqua potabile e di eventuali anomalie o criticità».
(Corriere.it)

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