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Vitamina D: assumerne quantità elevate, aiuta ridurre fratture dell’anca nella delicata terza età

Dopo i 65 anni è possibile prevenire le fratture, soprattutto quelle dell’anca, assumendo dosi elevate di vitamina D. E’ questa la conclusione cui sono i giunti i ricercatori del Center on Aging and Mobility dell’University Hospital di Zurigo (Svizzera) in un’analisi dei risultati ottenuti in 11 diversi studi clinici sulla somministrazione orale di questo prezioso nutriente. A darne notizia è il New England Journal of Medicine.

Nonostante diverse ricerche abbiano cercato di gettare luce sul ruolo svolto dalla vitamina D nella prevenzione delle fratture, i risultati ottenuti nel corso degli anni si sono rivelati, a volte, contraddittori. Per questo motivo gli autori di questo nuovo studio hanno deciso di analizzare l’insieme dei dati raccolti nelle varie ricerche. L’analisi ha riguardato, in totale, 31.022 individui di età superiore a 65 anni, nel 91% dei casi donne. Nei diversi studi sono state registrate 1.111 fratture all’anca e 3770 fratture non-vertebrali.

 

Confrontando l’incidenza delle fratture con le dosi di vitamina D assunte dai partecipanti è risultato chiaro che dopo i 65 anni dosi elevate di questa molecola riducono del 30% il rischio di frattura all’anca e del 14% la probabilità di qualsiasi tipo di frattura non-vertebrale. In particolare, i benefici sono evidenti in chi assume tra 19,8 e 50 microgrammi al giorno di vitamina D. Questi risultati confermano la validità delle indicazioni dell’U.S. Institute of Medicine, secondo cui durante la terza età è necessario assumere almeno 20 microgrammi di vitamina D al giorno. Il Ministero della Salute italiano raccomanda una dose giornaliera non inferiore ai 10 microgrammi.

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