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Cellule staminali: il loro potere orchestrato da una proteina

Come fanno le cellule staminali a decidere quando trasformarsi in qualsiasi altra cellula del corpo? E quale meccanismo decide quando è tempo di abbandonare quello stato “magico”, come lo definiscono i ricercatori, per diventare una cellula della pelle, del sangue o di un dente? Il potere delle staminali – in Italia in questi giorni è riportato in evidenza dalla vicenda della piccola Celeste, sottoposta ad una cura sperimentale – è al centro di una ricerca dell’Università del Michigan che intende comprendere come rendere più sicure anche le cellule staminali pluripotenti indotte (IPCS), ovvero il tipo di cellule staminali che non provengono da un embrione, ma sono prelevate da tessuti “adulti”.

Secondo Dou Yali la risposta a questo problema potrebbe venire da un proteina, MOF, che fa da “cane da guardia” all’eterna giovinezza delle staminali embrionali, quelle che non si sono ancora differenziate in quello o in questo tessuto. Il funzionamento di MOF, un istone, descritto sulla rivista Cell Stem Cell, è quello di un bibliotecario del Dna: guida il Dna al giusto scaffale permettendo ai suoi geni di accedere alle informazioni essenziali per la trascrizione, un momento decisivo per l’espressione del codice genetico.

“Senza MOF – spiega Dou – non ci potrebbero essere le cellule staminali”. Tra le tante, solo questa proteina permette di lasciare aperto il Dna alla lettura dei geni con lo scopo di non trasformare le staminali in cellule differenziate. Senza MOF non si avrebbe più quel serbatoio di cellule giovani in grado di rimpiazzare quelle morenti o di permettere lo sviluppo dei tessuti. E secondo i ricercatori americani sarà MOF a guidare la medicina rigenerativa verso terapie con staminali davvero sicure ed efficaci.
Salute Il Sole 24 Ore

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