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Epatite B cronica: un malato su due non lo sa. Ma in arrivo nuovi protocolli di cura

In Italia sono 600mila i soggetti con infezione cronica di tipo B, ma uno su due non lo sa. C’è ancora molta gente che muore di cirrosi, stadio terminale dell’epatite, che ogni anno interessa il 4% dei pazienti con epatite cronica. Tra quelli già in cirrosi, poi, circa il 2-3% sviluppa un epatocarcinoma. A parlare dei nuovi dati relativi all’epatite cronica di tipo B è Evangelista Sagnelli, Professore Ordinario della Seconda Università di Napoli e Past President Simit (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali), nel corso dell’XI Congresso Nazionale della Società che si è svolto nelle città di Chieti e Pescara.

“Circa la metà dei pazienti con epatite cronica di tipo B non è a conoscenza del proprio stadio – spiega Sagnelli – quindi diventa difficile risolvere globalmente il problema. Occorre fare dei test, ma hanno un costo notevole. Il trattamento terapeutico è possibile, non soltanto con l’interferone, ma con dei nuovi farmaci che riescono a sopprimere la replicazione in maniera efficientissima: sono gli analoghi nucleotidici o analoghi nucleosidici, che vanno somministrati ogni giorno con una sola compressa. Ma si tratta solo di soppressione: una volta terminata la somministrazione, infatti, ricomincia la replicazione. Ci sono, però, farmaci davvero efficienti: per questi le resistenze sono bassissime, dallo 0 all’1%”.

I fattori primari di rischio per l’infezione da epatite B sono sesso non protetto, sesso con più partner o con un partner che fa uso o ha usato droghe, scambio di siringhe infette, trasfusioni o terapie di sangue non controllate, esposizione professionale per il personale medico e paramedico, tatuaggi o fori nella pelle con strumenti non monouso sterili, viaggiare o vivere in zone con alti indici di infezione da virus dell’epatite B (Asia Sud Est, bacino delle Amazzoni in Sud America, Isole del Pacifico, Medio Oriente).

Gli specialisti della Simit hanno lanciato un appello alle istituzioni: “Occorre una continua attenzione sulla malattia, ed essere concentrati per la risoluzione dei problemi. Ben il 30% dei pazienti ha uno sviluppo sfavorevole: il numero è alto e richiede attenzione”.

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