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Epatite C: studi dimostrano l’efficacia di cure “interferon free” con risultati di guarigione pari al 99%

Pillole in grado di trattare l’epatite C con maggiore efficacia, meno effetti collaterali e in minor tempo rispetto alle attuali terapie: nuovi farmaci antivirali che non richiedono l’utilizzo dell’interferone, attualmente indicato per la terapia contro questa infezione ma portatore di effetti collaterali anche gravi come cefalea, affaticamento, dolori, febbre, tiroiditi, depressione e caduta di capelli. La novità arriva dal Congresso mondiale dell’Associazione americana per lo studio delle malattie del fegato (Aasld), che si concluderà a Boston domani.


Quattro studi –
Della novità, che riguarda farmaci ancora in fase di sperimentazione e quindi ancora non disponibili sul mercato, si è parlato nel corso della presentazione di quattro studi che hanno portato all’attenzione della comunità scientifica le nuove future terapie per l’epatite C (Hcv) «interferon-free». Terapie somministrate esclusivamente per bocca, senza iniezioni – indispensabili per l’assunzione dell’interferone – capaci di eliminare il virus dell’epatite C nella quasi totalità dei casi e anche in quei pazienti che non rispondono positivamente ai trattamenti a base di interferone e nei pazienti più difficili da trattare, cioè quelli con il virus genotipo 1. Se presa in tempo e curata in modo appropriato, spiegano i ricercatori, dall’epatite C si può guarire, mentre se trascurata o scoperta troppo tardi può cronicizzarsi, e portare allo sviluppo di cirrosi epatica e cancro al fegato.

Esiti positivi fino al 99% dei casi trattati – «Questi studi – si legge nella sezione ‘Late-breaking abstract’ del sito del Congresso Aasld riservata alle ricerche di speciale considerazione – dimostrano che quasi tutti i pazienti che ricevono queste nuove pillole senza interferone sconfiggono il virus dell’epatite C, anche coloro che non avevano risposto alle terapie a base di interferone. Dato che questi farmaci sono ben tollerati, questi risultati, se verranno confermati, potranno portare a cambiamenti importanti nella pratica farmacologica». I nuovi trattamenti otterrebbero percentuali di successo pari al 93-99% dei casi, contro il 50-70% dei successi ottenibili dalle attuali terapie a base di interferone, e necessiterebbero di tempistiche di somministrazione meno lunghe – i trattamenti attuali durano in fatti tra le 24 e le 72 settimane (6-18 mesi), contro le 12-24 settimane (3-6 mesi) delle nuove terapie.

 

Qualche numero – L’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di persone positive al virus dell’epatite C.  Circa il 3% della popolazione italiana è entrata in contatto con l’Hcv e il 55% dei soggetti con Hcv è infettata dal genotipo 1.  Nel nostro Paese i portatori cronici del virus sono circa 1,6 milioni, di cui 330.000 con cirrosi epatica: oltre 20.000 persone muoiono ogni anno per malattie croniche del fegato (due persone ogni ora) e, nel 65% dei casi, l’epatite C risulta causa unica o concausa dei danni epatici.

 

Lo studio dell’epatite C: un’area promettente – «Stiamo vivendo un momento davvero molto eccitante – commenta la presidente del Congresso Aasld, Guadalupe Garcia-Tsao -. Mentre fino a pochi anni fa non erano infatti disponibili terapie specifiche per le malattie del fegato, ora disponiamo di molte diverse terapie e una delle aree più promettenti è proprio quella dell’epatite C, una delle principali cause delle malattie del fegato nel mondo».

Salute Il Sole 24 Ore

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