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Botox, viaggia per il corpo dopo l’iniezione, un bene, spesso, per chi è stato vittima di un ictus

L’utilizzo delle iniezioni della tossina botulinica, o Botox, per trattare i muscoli rigidi negli arti a seguito per esempio di un ictus, pare abbia un effetto positivo anche sul cervello, grazie alla sua capacità di viaggiare verso il sistema nervoso centraletossina_botulinica
A prima vista potrebbe apparire come un problema, o un effetto collaterale, la capacità della tossina botulinica (Botox) di viaggiare letteralmente dal sito in cui viene iniettata – come per esempio un braccio – verso il sistema nervoso centrale e avere effetti anche sul cervello, magari colpito da un ictus.

Il Botox, noto per il suo utilizzo in estetica, è da tempo utilizzato anche per trattare i muscoli irrigiditi a seguito di un ictus, e non solo. Tuttavia, non si è mai del tutto approfondito quale effetti avesse la tossina botulinica non solamente sui muscoli, ma anche sul cervello.

Per tentare di rimediare a questa mancanza, i ricercatori del NeuRA (Neuroscience Research Australia) hanno condotto uno studio, pubblicato sulla rivista Muscle and Nerve, in cui hanno monitorato l’attività dei nervi nelle braccia e nel cervello colpiti dall’ictus, prima e dopo l’iniezione del Botox nei muscoli rigidi e indolenziti del braccio.

Come ci si aspettava, la tossina botulinica ha migliorato la condizione muscolare. Tuttavia, si è scoperto che a seguito dell’iniezione veniva alterata anche l’attività nella corteccia cerebrale – che è la regione del cervello responsabile del movimento (una delle prime evidenti funzioni a essere colpite), ma anche della memoria, il pensiero e l’apprendimento.
«La tossina botulinica è utilizzata per trattare una serie di condizioni muscolari e neurologiche – spiega nella nota NeuRA il dottor William Huynh, neurologo e autore principale dello studio – e i nostri dati dimostrano che questo trattamento provoca cambiamenti elettrici e funzionali all’interno del cervello stesso».[one_fourth last=”no”]

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Come detto, la principale ipotesi dei ricercatori è che l’effetto del Botox sul cervello sia dovuto alla capacità della tossina di viaggiare verso il sistema nervoso centrale, una volta iniettata nei muscoli. Tuttavia, può anche essere che i muscoli trattati con il Botox inviino al cervello segnali diversi rispetto a prima del trattamento.
«In entrambi i casi – aggiunge Huynh – abbiamo trovato che il trattamento con il Botox nei muscoli interessati non solo migliora i disturbi muscolari nei pazienti con ictus, ma normalizza anche l’attività elettrica del cervello, in particolare nella metà del cervello non danneggiato dall’ictus».

Se dunque, quando si verifica un ictus vi è un’interruzione di segnali tra il cervello e i muscoli, per cui il paziente si ritrova a non avere più il totale controllo di questi ultimi, scoprire se il Botox riesce in qualche modo a tamponare gli effetti negativi dell’evento vascolare è molto importante. In questo modo sarebbe possibile trattare i pazienti per far recuperare, per quanto possibile, la funzionalità perduta e attuare migliori strategie di riabilitazione.
«Il ripristino di una normale attività nel lato sano del cervello è particolarmente importante perché abbiamo il sospetto che le informazioni anomale inviate al cervello dai muscoli interessati [dall’ictus] può interrompere a lungo termine il recupero dei pazienti», conclude il dottor Huynh.
Ancora una volta il Botox è risultato utile non solo per la bellezza, ma anche per la salute.

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