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Risparmiare in sanità ma secondo scienza e coscienza

FofiSi è svolta ieri l’audizione della FOFI alle Commissioni Affari Sociali e Bilancio della Camera. “Abbiamo ribadito la linea federale sulla sostenibilità del Servizio sanitario, che passa per la valorizzazione della professionalità, a cominciare da quella del farmacista, che in tutto l’Occidente offre un contributo importante all’appropriatezza delle cure e alla compliance” dice il Segretario della Federazione Maurizio Pace

Roma, 9 luglio 2013 – Una delegazione della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, guidata dal Segretario Maurizio Pace, è stata audita ieri dalle Commissioni Affari Sociali e Bilancio della Camera nell’ambito dell’indagine sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. “Alla Commissione abbiamo illustrato il contributo che la professione può dare alla sfida più importante con cui si confrontano oggi i servizi sanitari: mantenere la più ampia copertura possibile salvaguardando le compatibilità economiche. Per la Federazione questo obiettivo passa attraverso la ricerca dell’appropriatezza terapeutica e dell’aderenza alla terapia” dice Maurizio Pace. “Oggi il farmacista può intervenire su entrambi gli aspetti tanto nell’ospedale, come prova la sperimentaz ione sul farmacista di dipartimento in ambito oncologico, condotta da FOFI e SIFO in collaborazione con il Ministero della Salute, sia sul territorio, nella farmacia di comunità, come sta dimostrando il Progetto pilota sulla revisione dell’uso dei medicinali (MUR) patrocinata dalla Federazione. In entrambi i casi, l’opera del farmacista può ridurre il rischio clinico, migliorare l’aderenza alla prescrizione, contenere gli sprechi. In breve, il farmacista può collaborare con grande efficacia al buon esito delle cure e, di conseguenza, eliminare  una serie di costi evitabili, per esempio quelli dovuti a riacutizzazioni di malattie croniche”. Per la Federazione, dunque, esiste una via al contenimento dei costi attuabile senza tagli alle prestazioni fondamentali per il paziente. “Del resto, nei pochissimi casi in cui si è messa a frutto la competenza del farmacista, i risultati non sono mancati. Mi riferisco all’esempio dell’ISMETT di Palermo, purtroppo unico nel suo genere, dove i farmacisti ospedalieri hanno contribuito in modo decisivo alla gestione ottimale del farmaco oncologico, in collaborazione con medici e infermieri, secondo il modello che negli Stati Uniti è ormai adottato in tutti i centri di alta specializzazione. Ma non c’è soltanto questo: anche nella gestione vera e propria del farmaco, grazie all’uso di piattaforme informatiche per il collegamento con i fornitori, il farmacista ospedaliero può ottimizzare le scorte, minimizzando, per esempio, il problema dei farmaci scaduti, come sperimentato nella provincia di Trento. Per fortuna” conclude il segretario della FOFI “sono numerosi i parlamentari che hanno colto l’importanza di questo passaggio e si può guardare con maggiore ottimismo a un futuro che preveda un ruolo sempre più ampio e qualificato per il farmacista in sinergia con gli altri attori del processo di cura”.

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