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Alito cattivo: tabù per un italiano su 2 che però, non riesce a parlarne


Più di un italiano su due ammette di soffrire di alito cattivo, uno dei disturbi ritenuti più imbarazzanti e ‘inconfessabili’. Da un’indagine condotta in collaborazione con l’Associazione igienisti dentali italiani (Aidi), risulta che il 53,3% delle persone intervistate dichiara di soffrire di alitosi ‘qualche volta’, confermando gli studi secondo cui circa il 50-65% della popolazione mondiale presenta il disturbo, almeno in forma transitoria.
Dalla ricerca, realizzata da Future Concept Lab per l’Osservatorio sull’igiene orale di Az e Oral, l’alito cattivo è problema che, anche se conosciuto a grandi linee dalla maggior parte delle persone (76,7%), è ancora tabù per circa il 60% degli intervistati. Un buon 23,3% dichiara di non sapere esattamente di cosa si tratti e non sa indicare quali siano le cause principali, e secondo il 46% bisognerebbe parlarne di più. “Il rischio – afferma in una nota Marialice Boldi, presidente dell’Aidi – è che una scarsa informazione sulle semplici regole che garantiscono una corretta igiene orale possa condurre, alla lunga, a sorridere di meno. L’alitosi, tuttavia, si può facilmente prevenire seguendo alcuni piccoli accorgimenti nell’igiene dentale quotidiana”.
Aidi raccomanda di spazzolare almeno 2 volte al giorno i denti per almeno 2 minuti con spazzolino dalle setole medio-morbide, preferibilmente elettrico , perché rispetto a quello manuale “rimuove dal 60% al 100% in più della placca batterica, è dotato di temporizzatore per scandire il giusto tempo dello spazzolamento, limita l’uso di dentifricio, è versatile e grazie alle differenti testine risponde alle singole esigenze di ognuno”, spiegano gli igienisti. Anche la dieta è importante per i denti: evitare cibi zuccherini che favoriscono lo sviluppo della carie, aumentando invece il consumo di verdure, fibre e latte.

Recarsi dall’igienista dentale a fare visite di controllo e la ‘pulizia dei denti’ professionale almeno 2 volte l’anno. Anche il dentifricio fa la differenza: quelli di ultima generazione, concludono infatti gli esperti, “non si limitano solo alla pulizia ma permettono di prevenire e ridurre gengiviti e carie”.

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