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HIV: vaccino testato su scimmie con una variante del virus simile a quello umano eradica l’infezione

Ricercatori della Oregon Health and Science University hanno testato un nuovo vaccino su scimmie infettate dal Siv (Simian Immunodeficiency Virus).

Il Siv è per le scimmie l’equivalente dell’Hiv umano. In 9 dei 16 macachi rhesus in cui è stato testato il vaccino ha completamente eradicato il virus.

La ricerca pubblicata su Nature e ha esaminato una forma aggressiva di virus chiamato SIVmac239, 100 volte più letale di Hiv. I ricercatori hanno “arruolato” un altro virus, il citomegalovirus (Cmv), della stessa famiglia dell’herpes, istruito per riconoscere l’antigene del virus delle scimmie e stimolare il sistema immunitario a combatterlo. Il  citomegalovirus, infatti, è un ottimo vettore, perché ha un’elevata capacità di diffusione nell’organismo. Resta da capire perché alcune delle scimmie trattate non sono guarite.  I ricercatori, guidati da Louis Picker, del Gene and therapy institute dell’Oregon Health and Science University, sperano ora di passare alla sperimentazione sull’uomo.

Altri studi – La cura dell’Hiv si sta tentando attualmente anche con le staminali. La ricerca italiana è ben rappresentata con il gruppo di ricerca italiano coordinato da Barbara Ensoli del Centro Nazionale Aids che ha avviato la sperimentazione su 200 volontari del vaccino basato sulla proteina Tat. Un gruppo di ricerca americano sta lavorando invece su un’altra proteina in grado di proteggere le cellule dall’infezione da HIV. La ricerca del New York University Langone Medical Center è concentrata su SAMHD1: recenti studi, spiegano gli autori dell’articolo, avevano infatti messo in evidenza che le cellule immunitarie contenenti questa specifica proteina risultano resistenti all’infezione. I ricercatori hanno quindi cercato di capire quale meccanismo fosse alla base dell’immunità di queste cellule, e hanno scoperto che SAMHD1 è in grado di impedire la replicazione del virus dell’HIV all’interno della cellula distruggendo i deossinucleotidi trifosfati (dNTP) che funzionano come i ‘mattoncini’ attraverso cui il DNA virale viene replicato.

Sotto osservazione sono i risultati del più vasto studio di sperimentazione sull’uomo condotto dal National Institutes of Health (Usa), in collaborazione con l`esercito americano e con il Ministero della Sanità thailandese su 16.402 volontari per sei anni. Il vaccino ha messo in evidenza che la combinazione del siero riduce il rischio di infezione solo del 31,2%.

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