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Medicinali Omeopatici: in crescita l’utilizzo tra le donne italiane, che chiedono una maggiore informazione

ondaMilano, 29 ottobre 2013 – La fiducia degli italiani nei confronti dei medicinali omeopatici è in crescita, soprattutto grazie al passaparola. Come si comporta, nello specifico, la popolazione femminile? Oltre il 70% delle donne ha avuto un’esperienza positiva con l’omeopatia, nella maggior parte dei casi per far fronte alle malattie influenzali e da raffreddamento o per rafforzare le difese immunitarie. Tuttavia, nonostante l’utilizzo diffuso dei medicinali omeopatici, meno di una donna su cinque si ritiene informata in maniera adeguata sul tema.

Questi alcuni dei risultati della ricerca condotta dall’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna (O.N.Da) su un campione di 1.000 donne, di età compresa tra i 25 e 54 anni, con l’obiettivo di esplorarne il loro rapporto.

 

“La grande richiesta di informazioni giunta a O.N.Da sui medicinali omeopatici ci ha portato a condurre un’indagine conoscitiva sull’atteggiamento delle donne italiane nei confronti dell’omeopatia. L’indagine condotta su un campione nazionale di 1000 donne – sottolinea Francesca Merzagora, Presidente di O.N.Da – illustra come le donne italiane che acquistano medicinali omeopatici, considerati essenzialmente prodotti naturali, lo facciano principalmente per se stesse e su consiglio di una figura medica o del farmacista. Il 65% delle intervistate si dichiara d’accordo in merito all’ancora troppo scarso riconoscimento dell’omeopatia, mentre il 37% considera problematica l’assenza del foglietto illustrativo nella confezione, che ne favorirebbe un più facile ed efficace utilizzo.

I medicinali omeopatici – aggiunge Francesca Merzagora – sono percepiti come un’opportunità terapeutica nel trattamento di numerose patologie quali influenza, disturbi del sonno e allergie stagionali. Sotto la spinta di tale percezione l’integrazione fra omeopatia e allopatia si sta rafforzando anche in altri ambiti. È il caso per esempio dell’oncologia, dove i preparati omeopatici sono utilizzati a supporto nel mitigare gli effetti collaterali delle cure antitumorali e aiutare a migliorare la qualità di vita del paziente.”

“L’omeopatia – afferma Stefania Piloni, Medico specialista in Ginecologia e Ostetricia e docente di Medicina Complementare, Omeopatia e Fitoterapia presso l’Università di Milano – è un metodo diagnostico e terapeutico basato sulla ‘Legge dei Simili’, che afferma la possibilità di curare un malato somministrandogli una o più sostanze in diluizione che, somministrate in dose ponderale (concentrate) a una persona sana, riprodurrebbero i sintomi caratteristici del suo stato patologico. Il concetto è ben espresso dalla frase latina ‘Similia similibus curentur’, ossia il simile cura il simile: una sostanza che a dose concentrata provoca alcuni sintomi potrà, a dose molto diluita, curarli.

Il compito del medico omeopata – continua la Dott.ssa Piloni – è cercare quel rimedio che normalmente, in un individuo sano, provocherebbe una malattia analoga a quella che il suo paziente mostra. Per individuare il livello di analogia il medico compie una raccolta di dati molto dettagliata, che parte dalla classica anamnesi medica e poi si allarga  per definire il temperamento del paziente, il suo grado di reattività alla patologia, la sua emotività, l’atteggiamento. Per questo possiamo affermare che i medicinali omeopatici sono declinati alle  persone  e  alle  loro  patologie  anziché  unicamente  alla  patologia  stessa.   ‘Medicina del racconto’ è una frase ben dedicata all’omeopatia, una medicina estremamente dedicata all’ascolto del paziente, che spesso stabilisce un’alleanza terapeutica molto forte fra il medico curante e il malato”.

“Anche i dati che raccogliamo ogni giorno dietro il banco della farmacia – afferma Manuela Bandi, farmacista titolare a Milano e membro del Consiglio Direttivo di Federfarma Lombardia – confermano quanto emerso da questo ampio ed accurato studio. Sicuramente sono soprattutto le donne ad avvicinarsi all’omeopatia e lo fanno tramite un consiglio mirato che normalmente arriva dal farmacista per le patologie più lievi e dal medico per le terapie più complesse o croniche. Questo dipende in gran parte dal fatto che raramente l’omeopatia viene approcciata per l’automedicazione, ma richiede una conoscenza approfondita del prodotto ed ancor di più un’analisi della persona, la quale deve essere disposta a descrivere i sintomi del momento ma anche le sue caratteristiche peculiari. Questo atteggiamento appartiene da sempre al mondo femminile, che si fa inoltre carico degli altri, siano essi genitori anziani, mariti o figli. Questo ‘viaggio’ nell’omeopatia – continua la Dott.ssa Bandi –  da chiunque sia compiuto, porta migliori risultati se fatto indirizzati da una mano esperta e di fiducia: in questo senso, la farmacia, grazie alla diffusione capillare sul territorio ed il suo personale oggi sempre più preparato ed attento, vuole essere un ottimo ‘compagno’ al quale rivolgersi.”

“Come azienda leader mondiale nella produzione di medicinali omeopatici – aggiunge Silvia Nencioni, Presidente e Amministratore Delegato di Boiron Italia – questi dati ci incoraggiano a proseguire nel nostro impegno nei confronti delle donne, rispondendo sempre meglio alle loro aspettative ed esigenze. In primis c’è quella di trovare indicazioni terapeutiche e posologia sul foglietto illustrativo delle specialità omeopatiche, informazioni che, fino ad oggi, in Italia non è possibile riportare. Su questo aspetto i risultati dell’indagine parlano chiaro: ben l’83% delle donne che utilizzano medicinali omeopatici, infatti, ritiene importante avere queste informazioni per poterli usare in maniera corretta e sicura. È importante proseguire su questa strada anche perché, come ci confermano i dati di quest’indagine, i medicinali omeopatici sono ben presenti nelle abitudini di acquisto delle donne italiane – aggiunge Silvia Nencioni – . Sono infatti più di 9 milioni le donne, fra i 25 e i 54 anni, che hanno utilizzato almeno una volta nella vita questi medicinali, per loro stesse o per la famiglia. Il dato significativo è che la loro prima esperienza è stata decisamente positiva, tanto che ben oltre la metà si dichiara molto soddisfatta”.

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