Biotech: OK definitivo da FDA a …

[caption id="attachment_6…

Melanomi: nuova terapia in Itali…

[caption id="attachment_7…

Progetto 'Blue Brain': il 2030 s…

[caption id="attachment_7…

Ischemia, passando per le 'biste…

Scoperto un nuovo meccani…

Vaccino anti-HERV tra le soluzio…

Nelle cellule infettate d…

Nuovo test del sangue per predir…

[caption id="attachment_9…

Dalla saliva del pipistrello un …

Un farmaco a base di sali…

Legambiente: a Roma più che in a…

A Roma si rischia più c…

Alzheimer: attenzione ai vuoti d…

Vuoti di memoria improvvi…

Bambini e allergie alimentari, q…

Le allergie alimentari so…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Geni “lontani” dalle aree del genoma implicate, sono risolutivi nello studio di malattie cerebrali

Vicini di casa a sorpresa: alcuni geni che sulla mappa del Dna sembrano abitare in ‘quartieri’ molto lontani, si ritrovano in realtà ‘vicini di casa’ a causa del ripiegamento che il Dna assume dentro il nucleo della cellula.


Tra di loro è presente una fitta rete di interazioni fisiche finora sconosciuta che sembra regolare l’accensione e lo spegnimento dei geni stessi: ascoltare e interpretare le loro ‘chiacchiere di condominio’ potrebbe dunque rivelarsi molto utile per capire i meccanismi alla base dello sviluppo di organi come il cervello e le malattie che lo colpiscono.  La scoperta, pubblicata su Nature, è frutto di una ricerca condotta presso il Joint Genome Institute del Lawrence National Laboratory a Berkeley, a cui hanno collaborato anche i genetisti dell’università di Milano-Bicocca. La ragnatela di connessioni fisiche interne al Dna assomiglia alla rete del traffico aereo mondiale, dove i super trafficati aeroporti-hub (come Parigi, Londra e New York) regolano il funzionamento dell’intero sistema. Nel nucleo della cellula alcuni geni ‘hub’ si connettono fisicamente a decine e centinaia di altri geni che appaiono essere, almeno in parte, coregolati. Il sistema è stato scoperto con una tecnica che consente di isolare le sequenze di Dna distanti sulla mappa lineare del genoma che si ritrovano però a stretto contatto nel nucleo. La tecnica è stata usata per analizzare cellule staminali embrionali e cellule staminali neurali.

I risultati dimostrano che i due tipi cellulari differiscono profondamente riguardo a queste interazioni e, in particolare, che i geni che mostrano queste interazioni sono più attivi degli altri. I ricercatori dell’università Bicocca hanno dato il loro contributo ottenendo e analizzando cellule staminali neurali di cervello di topo. ”La lista dei geni che mostrano interazioni – spiega la genetista Silvia Nicolis – include molti geni coinvolti nello sviluppo normale del cervello o in malattie ereditarie del cervello nell’uomo”.

Archivi

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!