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Il ruolo dell’ossitocina nel rapporto tra uomo e cane

Il neurotrasmettitore ossitocina si è guadagnato la fama “ormone dell’amore”, perché favorirebbe l’attaccamento e i rapporti sociali. Un nuovo studio, condotto su pastori tedeschi e border collie, dimostra che ha un ruolo anche nel comportamento sociale dei cani, la cui socievolezza verso gli esseri umani dipende dai polimorfismi di uno specifico gene che codifica per il recettore dell’ossitocina.

Il mondo dei cani ruota intorno a quello degli esseri umani. Se si tratta di cani da compagnia, spesso a decidere con chi possono socializzare mentre scorrazzano nel parco, e se possono riprodursi, sarà un essere che cammina su due gambe. Ma neppure i cani randagi, che godono di una notevole libertà, si allontanano troppo dagli uomini: vivendo a stretto contatto con noi, hanno un facile accesso agli avanzi di cibo che trovano nella spazzatura. In Russia, i cani randagi i hanno imparato addirittura a prendere la metropolitana.
Stare con gli esseri umani, insomma, offre certi vantaggi, e quindi i cani lo fanno. Ma vi siete mai chiesti perché alcuni di loro sono così tanto attratti da noi? Perché Pluto si lancia tra le braccia di Topolino, lavandogli la faccia con la lingua? E perché alcuni cani fanno le feste a tutti, mentre altri preferiscono mantenere le distanze?
Un recente studio guidato da ricercatori del Family Dog Project and Comparative Ethology Research Group (MTA-ELTE) ha usato un approccio inedito per studiare i meccanismi che mediano la socialità canina nei confronti degli umani. Anna Kis, dell’Università Loránd Eötvös di Budapest, in Ungheria, e colleghi, si sono infatti chiesti se il comportamento sociale dei cani verso gli esseri umani potesse essere influenzato dal gene per il recettore dell’ossitocina (oxytocin receptor, OXTR).
L’ossitocina è una molecola piuttosto famosa anche tra i non addetti ai lavori, spesso descritta come “l’ormone dell’amore” per il suo ruolo nei comportamenti che mediano i rapporti sociali, nel sollievo dallo stress e nella sensazione di far parte di un gruppo. Passate un po’ di tempo col vostro cane, grattagli la pancia o dietro le orecchie, ed è probabile che i livelli di ossitocina nel sangue aumentino in tutti e due, indicando che l’esperienza è positiva per entrambi.
Tuttavia l’ossitocina non agisce in modo così lineare. In un articolo del 2012 sulla rivista “Slate”, il giornalista scientifico Ed Young sottolineava che “promuove la fiducia e la generosità in alcune situazioni, e l’invidia e la faziosità in altre; inoltre può produrre effetti opposti in persone differenti”. Una spiegazione parziale potrebbe essere che le variazioni nel gene che codifica per il recettore per l’ossitocina mediano le differenze nel comportamento sociale.

Ma come si fa a scoprire se l’entusiasmo di Pluto per Topolino – o le persone in generale – è associato in qualche modo ai suoi geni? Ecco l’approccio seguito da Kis e colleghi nella loro ricerca.

Prima fase: studiare il gene OXTR. I ricercatori hanno selezionato due razze canine, il pastore tedesco e il border collie, ed estratto il loro DNA da campioni di saliva, scoprendo tre polimorfismi nel gene OXTR del cane (i tre polimorfismi sono stati identificati con le sigle 212AG, 19131AG e rs8679684).

Seconda fase: studiare come i cani interagiscono con le persone. Oltre 200 cani da compagnia tra pastori tedeschi e border collie hanno partecipato a una serie di test standard per osservare, per esempio, come si comportavano i cani con le persone conosciute e con gli sconosciuti, che reazione avevano di fronte a un estraneo che si avvicina minaccioso o come reagivano se il loro padrone si nascondeva dietro un grande albero.
Terza fase: mettere insieme geni e comportamento. Kis e colleghi hanno cercato di capire se esiteva una relazione tra i polimorfismi di OXTR e il modo in cui i cani si comportavano nei test. In particolare, erano interessati a capire quanto i cani fossero pronti ad accostarsi alle persone e a valutare il livello di socievolezza degli animali.
Il risultato della ricerca è stata la scoperta che, come spiega Anna Kis, “il modo in cui i cani si comportano nei confronti degli esseri umani, almeno per quanto riguarda pastori tedeschi e border collie, è influenzato dal gene per il recettore dell’ossitocina”.
Per esempio, se si considera il polimorfismo 212AG, sia i pastori tedeschi sia i border collie che possiedono l’allele G hanno mostrato un interesse minore nel rapporto con le persone, il che indica che l’effetto è lo stesso in entrambe le razze. Al contrario, i polimorfismi 19131AG e rs8679684 hanno mostrato effetti opposti nelle due razze. Per quanto riguarda il primo, “La presenza dell’allele A era associata a punteggi di socievolezza più elevati nei pastori tedeschi e di minore socievolezza nei border collie”, continua la ricercatrice. “Questi effetti opposti suggeriscono che, oltre al gene studiato, esistano altri meccanismi genetici e cellulari, non indagati in questo studio, che potrebbero avere un ruolo nella regolazione del comportamento”.
Kis e colleghi sono molto eccitati da questi nuovi dati, e ne hanno motivo. Si tratta infatti del primo studio che documenta come la socialità del cane nei confronti dell’uomo sia collegata a polimorfismi del gene OXTR. “L’ossitocina è spesso definita un ormone ‘magico’”, spiega Kis. “La nostra ricerca ha dimostrato invece che fa parte di un sistema più ampio. Il risultato è particolarmente interessante se si considera il problema del ruolo dell’ossitocina nell’evoluzione del comportamento sociale”.

Il prossimo passo su questa linea di ricerca sarà cercare di riprodurre i risultati di Kis e di chiarire i dettagli sui possibili “meccanismi molecolari di mediazione”. “Sarebbe sbagliato asserire che, in generale, l’ossitocina migliora in modo univoco la cognizione sociale”, sottolinea Kis, eppure il risultato contribuisce a estendere la nostra comprensione dei fattori che mediano il comportamento sociale tra le due specie. In altre parole, del perché Pluto è così attaccato a Topolino.

(La versione originale di questo articolo è stata pubblicata su scientificamerican.com il 28 gennaio. Riproduzione autorizzata, tutti i diritti riservati)

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