Il cosiddetto "affollamento visi…

[caption id="attachment_6…

Antitumorale naturale efficace, …

Un componente attivo dell…

Il sudore, la disidratazione, l'…

[caption id="attachment_7…

Arriva il libro ipertensione e a…

Presentato oggi il libro …

Studio clinico osservazionale su…

Ricerca italiana: present…

Trauma cranico, seppur lieve, po…

Anche un lieve trauma cra…

Un singolo test del sangue per i…

Scienziati creano un nuov…

I pediatri italiani a Balduzzi: …

Un messaggio chiaro dal c…

Fumo passivo: fa ingrassare

Chi teme che smettere di …

Ottenuta prima cellula 'naturale…

Roma, 30 ott - Una cellul…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Medicina rigenerativa: da staminali primo esofago coltivato in cellule

Si allunga la lista degli organi costruiti in laboratorio, con il primo esofago ‘coltivato’ a partire dalle cellule staminali e impiantato in un ratto.


Ottenuto dal gruppo coordinato da Paolo Macchiarini che lavora in Svezia al Karolinska Institutet, l’organo si è perfettamente integrato nell’organismo grazie alla rigenerazione di connessioni nervose, muscoli e vasi sanguigni. Descritto sulla rivista Nature Communications, il risultato è una prova di principio notevole per ottenere un esofago sintetico da trapiantare sull’uomo.esofago Grande è la partecipazione italiana anche con Costantino Del Gaudio e Alessandra Bianco dell’università di Roma Tor Vergata e Domenico Ribatti dell’università di Bari. Nonostante diversi tentativi, finora è stato difficile coltivare un esofago in provetta. Attualmente, per sostituire l’esofago danneggiato da cancro, traumi o malformazioni vengono usate porzioni di intestino o stomaco prelevate dallo stesso paziente ma raramente il risultato è soddisfacente. ”Riteniamo che questi risultati molto promettenti rappresentino un importante passo verso il trasferimento nella clinica dell’esofago coltivato in laboratorio”, osserva Macchiarini. I ricercatori hanno prelevato una sezione di esofago dai ratti, hanno rimosso tutte le cellule lasciando solo ‘l’impalcatura’ che conserva struttura e proprietà meccaniche e chimiche dell’organo. L’impalcatura è stata poi ‘riseminata’ con cellule staminali mesenchimali del midollo osseo. Dopo tre settimane le cellule aderenti all’impalcatura biologica hanno iniziato a mostrare le caratteristiche specifiche dell’organo.

I tessuti coltivati sono stati usati per sostituire segmenti dell’esofago nei ratti. Tutti gli animali sono sopravvissuti e dopo due settimane dal trapianto sull’organo si sono formati vasi sanguigni, fibre muscolari e connessioni nervose. La tecnica infatti minimizza il rischio di reazione immunitaria e rigetto del trapianto ed elimina anche la necessità di farmaci immunosoppressivi.

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami

Archivi