Neuroni: la loro memoria 'comand…

E' l'attivazione dei dend…

Malaria: isolata la proteina chi…

[caption id="attachment_5…

Fibrosi Polmonare Idiopatica: nu…

• Nello studio clinico  T…

Supermolecole di DNA che diventa…

Ricercatori della Statale…

Tumori al seno: con una specific…

Le donne che hanno nel pr…

Lotte ai tumori: la nuova onda d…

(di Umberto Veronesi) Da …

Ulcere venose: cellule spray

La terapia in una innovat…

Infiammazione silente presente n…

[caption id="attachment_1…

Obesità: terapia al testosterone…

La terapia di rimpiazzam…

Tessuto adiposo di fianchi, glut…

[caption id="attachme…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Schizofrenia: farmaco sperimentale antitumorale in grado di invertirne i sintomi

Un farmaco antitumorale sperimentale e’ in grado di curare i comportamenti associati alla schizofrenia e ripristinare alcune funzioni normali delle cellule cerebrali disturbate dalla devastante malattia mentale nei topi “teenager”.


Il farmaco appartiene alla classe di composti noti come inibitori di PAK che hanno dimostrato di esercitare un effetto protettivo dai danni del cervello causati dalla sindrome dell’X fragile, una malattia ereditaria nell’uomo caratterizzata da ritardo mentale.   Dato che la proteina PAK puo’ innescare l’insorgenza del cancro e la crescita cellulare, questi inibitori sono stati testati contro i tumori. Adesso un team di ricercatori del Johns Hopkins Medicine ha valutato l’impatto di questi composti contro la schizofrenia. Dai risultati e’ emerso che un composto chiamato FRAX486 blocca un processo biologico che causa la distruzione di importanti connessioni neurali negli individui affetti da schizofrenia.

Lavorando sui topi “adolescenti”, i ricercatori sono stati in grado di ripristinare parzialmente i neuroni “disabili” riattivando la connessione ad altre cellule nervose.
Gli esiti promettenti delle sperimentazioni fanno sperare di poter utilizzare l’inibitore sull’uomo durante l’adolescenza, fase cruciale considerando che i primi sintomi della schizofrenia emergono in tarda adolescenza o nella prima eta’ adulta. Lo studio e’ stato pubblicato sulla rivista PNAS.

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami

Archivi