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Dolore: cresce del 15% il consumo di oppioidi nel Sud Europa, ma resta gap da colmare con il Nord. Le novità discusse al World Medicine Park in chiusura a Minorca

wmpSi concludono oggi le principali sessioni congressuali del World Medicine Park, primo global forum dedicato alle scienze mediche, quest’anno focalizzato sulla gestione della malattia dolore. Tra i contenuti più innovativi emersi, il futuro della terapia antalgica basato sulla medicina genetica per cure sempre più personalizzate. Jordi Moya Riera, Presidente del congresso: “Appuntamento all’anno prossimo, con un’edizione ancora più ricca di presenze e multidisciplinare. Un vivo ringraziamento alle Istituzioni minorchine e delle Isole Baleari per l’importante supporto all’evento”.

Mahon (Minorca), 10 maggio 2014 – Oltre 1.200 delegati di diversi Paesi europei, tra cui terapisti del dolore, oncologi, palliativisti, ortopedici e pediatri si sono confrontati nel corso della prima edizione del World Medicine Park, apertasi il 7 maggio a Minorca. Non un semplice congresso, ma un parco multidisciplinare della medicina, che aspira a diventare luogo d’incontro globale per l’healthcare community.

“Quello a cui abbiamo assistito in questi quattro giorni è stato un intenso momento di condivisione, un grande lavoro di squadra che ha visto coinvolti clinici, ricercatori, aziende e Istituzioni per affrontare tutti insieme la grande sfida contro il dolore”, ha dichiarato Guido Fanelli, Professore Ordinario di Anestesiologia e Rianimazione presso l’Università di Parma, tra i fautori del WMP. “Tutto si è svolto all’insegna dell’alta tecnologia e dell’innovazione, ma al tempo stesso con una forte componente emozionale. Dalle molteplici discussioni è emersa la necessità di migliorare in tutta Europa l’educazione dei pazienti, che non devono più temere i farmaci oppioidi, ma anche la formazione dei clinici, affinché impostino le cure più appropriate. E proprio per quanto riguarda l’impiego di analgesici oppioidi, si è evidenziata una crescita a doppia cifra dei consumi nei Paesi del Sud Europa, più elevata rispetto a quella registrata nei Paesi del Nord, con i quali comunque permane un divario da colmare”.

Sul fronte delle attuali prescrizioni farmacologiche si è svolta una tavola rotonda con un interessante momento di confronto fra le due aziende più importanti nella terapia del dolore, Grünenthal e Mundipharma, rappresentate dai due Regional Manager Sud Europa, Thilo Stadler, che ha illustrato i dati di mercato relativi all’Europa, e Marco Filippini, che ha presentato quelli relativi all’Italia. In merito ai trend illustrati da Stadler, considerando i giorni di trattamento per paziente/anno (PTDs Patient Treatment Days), si evince un segnale positivo, che dimostra una lenta ma costante crescita dell’appropriatezza terapeutica nel Sud del Vecchio Continente. Nel periodo 2009-2013, Italia, Francia, Spagna e Portogallo hanno registrato nel complesso un aumento dei consumi di oppioidi forti (gold standard per il trattamento del dolore moderato-severo) pari al 15%, contro un +8% dei Paesi del Nord Europa, dove l’impiego di questi farmaci resta comunque più elevato. In dettaglio, secondo dati IMS gen-dic 2013, al primo posto si colloca la Danimarca (9,1 PTDs), seguita da UK (8,1) e Svezia (5,8); all’altro estremo della classifica, Spagna (2,4), Francia (2), Italia (1,3) e Portogallo (0,5). Il mercato degli oppioidi forti a valori, inoltre, si è attestato nel 2013 a 1,8 miliardi di euro, segnando un +10% per il Sud Europa, contro un +3% per il Nord. Dall’intervento di Filippini, è emerso in Italia un modesto miglioramento dell’appropriatezza prescrittiva in ambito dolore, benché gli antinfiammatori restino in assoluto i farmaci da automedicazione più acquistati, nonostante gli importanti eventi avversi.

Sul fronte della ricerca scientifica, il congresso ha affrontato l’interessante tema della medicina genetica personalizzata, in quanto prospettiva di sviluppo per lo studio e la terapia del dolore nel prossimo futuro. “Eclatante è l’esempio del mal di schiena, che interessa l’80% dei pazienti con patologia algica cronica”, ha spiegato Massimo Allegri, Dirigente Medico Terapia del Dolore, Fondazione IRCCS Policlinico S. Matteo e Università di Pavia. “Numerosi studi indicano che, in un caso su due, questo disturbo è di origine ereditaria. L’impiego della genetica ci aiuterà a identificare quali soggetti presentino i biomarker che espongono al rischio di sviluppare determinate patologie algiche, permettendoci così di prevenirle e curarle in modo più mirato. Questo ha una valenza sociale ed economica molto importante perché, con l’invecchiamento della popolazione, tra 20 anni i nostri sistemi sanitari attuali non saranno più sostenibili. A fronte di risorse limitate, occorreranno terapie sempre più tailor-made, somministrate ai pazienti con la predisposizione genetica più adatta a trarne effettivo beneficio”.

 

Un prezioso contributo al dibattito è arrivato anche grazie alla presenza di un rappresentate delle Nazioni Unite, che ha ribadito l’impegno dell’ONU nel sostenere l’uso degli oppioidi contro il dolore. “Circa l’83% della popolazione mondiale ha un accesso scarso o nullo alle sostanze narcotiche per la terapia del dolore”, ha illustrato Gilberto Gerra, dell’Ufficio ONU contro la Droga e il Crimine (UNODC), tra i relatori del World Medicine Park. “Ogni anno si registrano 5,5 milioni di pazienti oncologici terminali, 1 milione di malati terminali di HIV/AIDS e 110 milioni di parti senza adeguato controllo della sofferenza, oltre a un 80% di chirurgia praticata con anestesia insufficiente. Oggi la comunità mondiale, rappresentata dall’ONU, vuole ribadire con chiarezza che le sostanze narcotiche controllate dovrebbero essere garantite per ottemperare alle convenzioni internazionali. Siamo al lavoro per la revisione completa della Model Law su accesso ai farmaci e prevenzione dei fenomeni di illegalità, attraverso una prospettiva nuova e avanzata, volta più che a punire a curare, proteggere e supportare. Entro il 2014 avremo una versione finale da sottoporre con gli Stati membri affinché rivedano la loro legislazione nazionale sulla base di questo riferimento”.

“Ci auguriamo che il World Medicine Park continui a crescere nei prossimi anni, aprendosi a un sempre maggior numero di specialità mediche che possano integrarsi tra loro, mantenendo allo stesso tempo la loro individualità e l’alto valore scientifico”, ha concluso Jordi Moya Riera, Presidente del congresso e della World Health Association. “Una prima anticipazione sull’edizione 2015 è il coinvolgimento delle principali sigle della medicina generale. Ma il nostro invito si rivolge a tutti gli attori dell’healthcare community, operatori del settore, aziende, clinici e ricercatori per dar vita insieme a un nuovo parco delle scienze mediche ancora più ampio, ricco di presenze e multidisciplinare. Un vivo ringraziamento va alle Istituzioni minorchine e delle Isole Baleari per l’importante supporto che hanno voluto dare a questo evento”. 

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