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Epatite C: sono un milione i casi in Italia, 50 miliardi il costo dei nuovi farmaci

Nuovi farmaci, ingenti costi e importanti risultati per combattere definitivamente l’epatite C: se ne parla a conclusione del 1* Congresso Internazionale ICE, Insieme Contro l’Epatite, ”Epatiti Virali tra presente e futuro”, a Milano, organizzato da Donne in Rete onlus e SIMIT, Societa’ Italiana Malattie Infettive e Tropicali.


L’evento si e’ rivolto a medici infettivologi, gastroenterologi, epatologi, infermieri, pazienti e associazioni. Due giornate che hanno visto riuniti medici, pazienti e istituzioni per confrontarsi sullo stato delle epatiti in Italia e per stabilire azioni di informazione, consapevolezza e prevenzione, ribadendo la necessita’ di un impegno comune in armonia con gli obiettivi di ICE.    Con questi nuovi farmaci si puo’ finalmente combattere efficacemente la malattia: con la somministrazione di due o tre prodotti si puo’ ottenere l’eradicazione del virus e l’allontanamento del patogeno. La percentuale di guarigione si calcola intorno al 95% dei casi.

I nuovi farmaci, gia’ commercializzati negli Stati Uniti e in alcuni Paesi europei, pongono un grande problema: l’alto costo dei prodotti. ”Associazioni, specialisti e pazienti devono essere uniti per convincere i politici che questi farmaci devono avere una priorita’ assoluta – ha spiegato Evangelista Sagnelli, Professore Ordinario Facolta’ di Medicina e Chirurgia di Caserta – Non per tutti si conoscono ancora le cifre esatte di tali costi, ma si parla di 50mila euro per trattamento ad personam. Fondamentale sara’ il contributo delle singole regioni italiane: dobbiamo essere tutti uniti per debellare definitivamente la malattia”. I soggetti con epatite C sono circa l’1,5% di tutta la popolazione italiana, circa un milione di casi, ovviamente con diverse priorita’ ed esigenze. Per un costo totale che potrebbe raggiungere anche i 50 miliardi di euro. Ogni anno muoiono circa 17mila persone per cirrosi epatica con o senza epatocarcinoma. Tra questi ultimi, circa 10mila sono le persone che muoiono per epatocarcinoma correlato all’infezione da virus dell’epatite. E’ stato inoltre calcolato che l’infezione da HCV, virus dell’epatite C, comporta una spesa annua per il SSN di circa 520 milioni, con una perdita di quasi 8 milioni di giornate lavorative.

Il grande boom dell’infezione e’ avvenuto negli anni ’50-’60 a causa di trasfusioni, strumenti chirurgici e tossicodipendenza. La percentuale di anziani coinvolti e’ del 6-7%, mentre per i piu’ giovani meno dello 0,5%. Essendoci un indice di cronicizzazione molto alto, in quanto il 70% degli infetti rischia di divenire portatore cronico del virus, numerosissimi sono i casi che terminano in cirrosi e cancro del fegato. ”Le cause piu’ frequenti – continua Evangelista Sagnelli – sono l’utilizzazione comune di rasoi, forbicine e siringhe, i graffi e tagli con oggetti incriminati, gli interventi chirurgici, prevalentemente riguardante i decenni precedenti. Oggi sono molti i casi di trasmissione a causa di piercing e di tatuaggi”. ”Gli anni a venire rappresentano una sfida d’importanza fondamentale per la gestione delle epatopatie croniche virali – ha sottolineato Massimo Andreoni, Presidente SIMIT, Direttore Istituto di Malattie Infettive e Tropicali, Policlinico Universitario Tor Vergata – I pazienti affetti da epatopatia cronica C stanno infatti attraversando un periodo storico di enorme cambiamento per quanto riguarda le possibilita’ di cura dell’infezione. Ci troviamo di fronte a uno scenario in cui la possibilita’ di guarire dall’epatopatia cronica eradicando l’infezione appare come una realta’ per la grande maggioranza dei pazienti se non per tutti, anche se magari non nell’immediato futuro”

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