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IRCCS S. Raffaele: Sclerosi Multipla e il ruolo degli astrociti nelle malattie neurodegenerative

Uno studio condotto dai ricercatori dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e finanziato da AISM – Associazione Italiana Sclerosi Multipla, attraverso la sua fondazione FISM, pubblicato su Annals of Neurology, ha chiarito le basi cellulari dell’azione neuroprotettiva del composto Fingolimod (Gilenya) per il trattamento della sclerosi multipla

Milano, 31 luglio 2014 – La ricerca sulla sclerosi multipla compie un ulteriore passo avanti. Uno studio italiano pubblicato su Annals of Neurology, coordinato dalla dottoressa Cinthia Farina – responsabile del laboratorio di Immunobiologia delle Malattie Neurologiche presso l’Istituto di Neurologia Sperimentale (INSpe), dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, ha chiarito le basi cellulari dell’azione neuroprotettiva del composto Fingolimod (Gilenya). La ricerca è stata condotta dalla dottoressa Emanuela Colombo – giovane ricercatrice del laboratorio della dott.ssa Farina e finanziato da AISM con la sua Fondazione (FISM).

La sclerosi multipla è una patologia neurodegenerativa su base infiammatoria: l’attacco costante del sistema immunitario contro le cellule nervose ne provoca, nel tempo, la morte.

Due anni fa, lo stesso team di ricerca aveva identificato come gli astrociti, cellule del sistema nervoso centrale, giochino un ruolo importante nello sviluppo della patologia, infatti il rilascio dell’ossido nitrico da parte degli astrociti causa la distruzione dei neuroni. Queste cellule gliali sono state quindi identificate come bersaglio da raggiungere per promuovere un’azione di neuroprotezione poiché sono in grado di formare quel tessuto cicatriziale necessario per la risoluzione della lesione e la ricostruzione del tessuto nervoso.

 Fingolimod è il primo farmaco a somministrazione orale approvato per il trattamento della sclerosi multipla: grazie al suo meccanismo di azione questa molecola è in grado di interferire con i processi infiammatori e degenerativi della malattia. I ricercatori con questo studio hanno individuato come il farmaco agisca sugli astrociti e non, come si pensava, direttamente sui neuroni.

Spiega la Dottoressa Cinthia Farina: “Con questo lavoro descriviamo un primo composto in grado di operare sull’astrocita. Indagini condotte in vitro e su modelli animali hanno infatti dimostrato come gli astrociti rispondano alla stimolazione con IL1 e IL17 rilasciando ossido nitrico che induce neurodegenerazione. Per fare ciò però hanno bisogno dell’attivazione della via di trasduzione del segnale di S1P. E’ stato importante rilevare come Fingolimod, bloccando i recettori di S1P, inibisse anche l’attivazione evocata dalle citochine infiammatorie e il conseguente rilascio di ossido nitrico sia in vitro che in vivo. Questa importante scoperta quindi avvalora l’ipotesi di un effetto neuroprotettivo del farmaco Gilenya nel sistema nervoso centrale che si esplica però non direttamente sul neurone, ma tramite la modulazione dell’attività dell’astrocita.”

“Questi risultati, ottenuti anche grazie al supporto di FISM, evidenziano sempre più il ruolo fondamentale degli astrociti nei processi patologici in atto nelle malattie neurodegenerative, come la sclerosi multipla. Il nostro obiettivo è quello di approfondire ulteriormente lo studio di questa popolazione gliale al fine di raccogliere informazioni necessarie per lo sviluppo di nuove terapie neuroprotettive” conclude Emanuela Colombo, primo autore del lavoro e vincitrice recentemente di unaborsa di studio finanziata da FISM.

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