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Malaria: scoperte mutazioni genetiche che favoriscono la farmaco-resistenza

Scoperte le mutazioni genetiche nel genoma del parassita che causa la malaria responsabili della resistenza all’artemisinina, un farmaco di prima linea molto utilizzato contro la malattia. Almeno questo e’ quanto emerso da uno studio della Mahidol-Oxford Tropical Research Unit (MORU), in Thailanda, pubblicato sulla rivista Nature Genetics.

I risultati, secondo i ricercatori, aiuteranno a identificare le aree in cui la resistenza all’artemisinina potrebbe diffondersi. “L’artemisinina e’ il farmaco migliore che abbiamo avuto per lungo tempo e vogliano che questa storia di successo continui”, ha detto Olivo Miotto, autore principale dello studio. “Per questo la sua efficacia deve essere protetta e sostenuta”, ha aggiunto. malariaQuando il primo farmaco contro la malaria, la clorochina, e’ stato sviluppato, i ricercatori pensavano che la malattia potesse essere eliminata entro pochi anni. Ma il parassita della malaria di e’ dimostrato piu’ “furbo” e si e’ evoluto in modo da eludere il trattamento. Con il tempo sono emerse varie forme di resistenza, iniziate negli stessi luoghi: dal confine Cambogia-Thailandia e poi in tutta l’Asia e in Africa.

Ora sembra che la storia possa ripetersi con l’artemisinina. Alcuni casi sono stati confermati in Thailandia, Cambogia, Laos, Vietnam e Myanmar. I ricercatori hanno cosi’ identificato le diverse mutazioni genetiche del parassita della malaria legati alla resistenza.

Dopo aver analizzato 1.612 campioni provenienti da 15 localita’ in Asia e in Africa, gli studiosi hanno confermato che le mutazioni in un gene chiamato “Kelch13” sono fortemente associate alla resistenza della malaria. “Se non si ha questa mutazione di kelch13 non si ha resistenza”, ha detto Miotto alla Bbc. I ricercatori hanno inoltre scoperto altre 4 mutazioni che sembrano lavorare insieme alla mutazione di kelch13. “Riuscire a mappare i posti in cui c’e’ la resistenza e in cui c’e’ il rischio di svilupparla e’ incredibilmente utile per aiutare a concentare le risorse per eliminare la malaria”, hanno detto i ricercatori.

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