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Glioblastoma: dagli Stati Uniti una nuova terapia

Lo ha utilizzato un ricercatore italiano, secondo cui si tratta della prima terapia intelligente e personalizzata sperimentata contro questo tumore

La forma più diffusa e più aggressiva di cancro al cervello, il glioblastoma, potrebbe avere le ore contate. Un gruppo di ricercatori guidato da Antonio Iavarone, cervello italiano ora al Medical Center della Columbia University di New York, ha infatti sperimentato con successo un farmaco in grado di colpire una proteina derivante dalla fusione dei geni Fgfr e Tacc presente nel 3% dei pazienti affetti da questo tumore, che entro 2 anni dalle terapie sviluppano ricadute che lasciano una speranza di vita di pochissimi mesi.glioblastoma-computational-neuroscience-biology

Descritti sulle pagine di Clinical Cancer Research, gli studi di Iavarone e collaboratori hanno coinvolto 795 pazienti affetti da glioblastoma.

La presenza della proteina di fusione Fgfr-Tacc è stata rilevata in un numero significativo dei pazienti, indicando che l’idea di bersagliare questa molecola anomala potrebbe avere un impatto significativo nella cura di questo tipo di cancro al cervello. Al momento, però, le sperimentazioni hanno coinvolto solo 2 malati. Entambi hanno ricevuto un trattamento a base di un inibitore di Fgfr, mostrando significativi miglioramenti clinici e segni di riduzione del tumore per 115 e 134 giorni. “Questo – ha commentato Iavarone – suggerisce che se sviluppassimo un farmaco che colpisca la proteina di fusione in modo più preciso, risparmiando le cellule sane, potremmo ottenere risultati anche migliori”.

I prossimi passi prevedono proprio la sperimentazione di un nuovo farmaco di questo tipo, un altro inibitore di Fgfr che secondo Iavarone potrebbe essere efficace tanto quanto quello già sperimentato. Lo studio – il primo trial clinico a studiare l’efficacia di farmaci di questo tipo nel trattamento del glioblastoma – dovrebbe iniziare a giugno e probabilmente coinvolgerà anche l’Istituto Neurologico Besta di Milano, l’Istituto Tumori Regina Elena di Roma e l’Ospedale Molinette-Città della salute e della scienza di Torino. Gli aspetti da chiarire sono ancora molti, dal dosaggio più appropriato alla possibilità che inducano una sorta di resistenza. L’entusiasmo non sembra però mancare. Dopo tutto, ha avuto modo di sottolineare Iavarone, quelli ottenuti alla Columbia University sono “in assoluto i primi risultati clinici mai pubblicati su una terapia sperimentale intelligente e personalizzata contro il glioblastoma”.

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