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Attività subacquea, empowerment e mindfulness: l’autogestione del diabete diventa più consapevole

Si tiene a Numana, dal 28 agosto al 3 settembre, il corso formativo organizzato da Diabete Sommerso Onlus, rivolto ai diabetici di tipo 1 – giovani e adulti – che desiderano conseguire il brevetto da sub, nel rispetto di un protocollo predisposto dall’Associazione di volontariato insieme all’Ospedale Niguarda di Milano. Perché la cura della patologia può avvenire solo attraverso il coinvolgimento attivo del paziente: affrontare la sfida delle immersioni aiuta ad acquisire le competenze necessarie per adattare la terapia alle condizioni “estreme”, rivelandosi così utile, a maggior ragione, nella vita quotidiana.

Numana (AN), 30 agosto 2017 – Alla conquista dei fondali marini anche con il diabete: un’utopia? Non più, grazie a un percorso educativo di autogestione consapevole della malattia, che prevede il rispetto rigoroso di alcune raccomandazioni terapeutiche ed alimentari, affiancate da un approccio psicologico basato su strategie di consapevolezza (mindfulness), per imparare a gestire le proprie emozioni e aumentare la fiducia in se stessi. Sono queste le finalità del soggiorno formativo che si sta svolgendo a Numana, con la partecipazione di una decina di diabetici tipo 1 tra i 15 e i 62 anni. Al termine, i corsisti otterranno un doppio riconoscimento: il brevetto PADI Open Water Diver e un attestato di abilità nella gestione del diabete durante le immersioni.

L’iniziativa, promossa dall’Associazione Diabete Sommerso Onlus, ha il patrocinio dell’Ospedale Niguarda di Milano, INRCA Ancona – Istituto di Ricovero e Cura aCarattere Scientifico, Comune di Numana, Diabete Italia Onlus, ANIAD Onlus – Associazione Nazionale Italiana Atleti Diabetici, AGD Italia – CoordinamentoAssociazioni Italiane Giovani con Diabete, il supporto logistico del Centro Sub Monte Conero e il sostegno di Ypsomed Italia, che ha fornito un contributo incondizionato per l’acquisto del materiale didattico ed è presente con alcuni suoi volontari, in veste di Dive Master e Rescue Diver.

Per una settimana, un pool di diabetologi e una dietista lavoreranno in stretta sinergia con gli istruttori subacquei, per fornire al gruppo di allievi le indicazioni previste da uno specifico protocollo, messo a punto da Diabete Sommerso insieme all’équipe medica del reparto di Diabetologia dell’Ospedale Niguarda di Milano. Semplici ma importanti regole in merito alla dieta da seguire, all’autocontrollo glicemico e alla terapia insulinica prima e dopo l’attività subacquea, per prevenire – o eventualmente affrontare – gli episodi di ipoglicemia, allo scopo di effettuare le immersioni in completa sicurezza.

Il progetto ‘Diabete Sommerso’ è innanzitutto il desiderio di scoprire un mondo vicino a noi, ma completamente diverso e, per molti aspetti, sconosciuto”, afferma Valentina Visconti, Presidente Associazione Diabete Sommerso Onlus. “È un’occasione per guardare in faccia una malattia cronica come il diabete di tipo 1, per uscire dai soliti schemi e aprire gli orizzonti. È una scuola che consente di sperimentarsi ed affrontare nel modo giusto anche situazioni che richiedono grande destrezza. Il punto di partenza è la voglia e la curiosità di affrontare un’attività affascinante ed impegnativa come la subacquea. Per ottenere il brevetto è necessario un percorso educativo di gestione avanzata del diabete, che insegna ad affrontare con maggiore consapevolezza gli eventi straordinari e la quotidianità, per raggiungere così una buona qualità di vita. Vogliamo offrire un’opportunità di crescita personale, sportiva e nella cura del diabete, perché crediamo che la conoscenza della malattia e la capacità di controllarla consapevolmente siano tanto importanti quanto realizzare i propri desideri”.

Oltre alle lezioni in aula e alle esercitazioni in mare, quest’anno i partecipanti avranno la possibilità di approfondire la conoscenza delle proprie sensazioni, per imparare a gestirle attraverso lavori di gruppo, con una psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. I corsisti potranno così riconoscere e condividere emozioni che emergono nella gestione del diabete e delle immersioni, apprendendo alcune strategie per affrontarle al meglio. Sperimenteranno tecniche per allenare la mente a concentrarsi sul respiro, sulle sensazioni del corpo, senza lasciarsi sopraffare da pensieri negativi. Una maggiore consapevolezza di sé aiuterà le persone con diabete nel self-management della malattia e nell’affrontare uno sport, come la subacquea, caratterizzato da una forte componente emotiva.

Il diabete è una patologia che richiede attenzione, capacità e impegno quotidiani”,spiega Valentina Turra, Psicoterapeuta presso UO Diabetologia – ASST Spedali Civili di Brescia. “Alla persona viene chiesto ogni giorno, costantemente, di capire cosa le sta accadendo, di mettere in atto strategie e scelte terapeutiche adeguate, ma le conoscenze non bastano. Essere travolti dalla quotidianità, dallo stress del lavoro, da emozioni intense come rabbia, ansia, paura spesso non permette di essere davvero attenti ed efficaci nella gestione della propria malattia. Ed è proprio qui che si inserisce la consapevolezza: allenarsi ad essere davvero attenti, curiosi nel presente per riconoscere i propri automatismi e imparare a ‘rallentare’, scegliendo a cosa dare importanza. Entrare in contatto con l’acqua, con l’attrezzatura e un ambiente nuovo come il mondo subacqueo, attiva timori, pensieri e crea nuove situazioni di gestione della malattia. Durante questo corso sperimenteremo alcuni esercizi di consapevolezza, per migliorare la padronanza di sé e del diabete, riuscendo così a godere delle meraviglie del blu”.

Ma il corso consentirà anche di cambiare la relazione tra medico e paziente: stare insieme e condividere le stesse difficoltà per affrontare la medesima sfida – le immersioni subacquee – permetterà al clinico di sviluppare una maggiore empatia con la persona diabetica.

All’università o durante il corso di specializzazione in ospedale, ai futuri medici si insegna come curare il diabete mellito tipo 1, ma nessuno spiega che cosa significhi vivere con questa patologia; spesso, quello che noi impariamo dai testi e quello che i nostri pazienti provano sono due realtà molto differenti”, dichiara Elena Cimino, diabetologa presso la SSD Diabetologia – ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda. “Trascorrere una settimana con ‘Diabete Sommerso’, con i ragazzi più giovani o con gli adulti più navigati nella gestione della malattia, permette al clinico una visione completamente diversa del suo stesso lavoro. Consente di vivere insieme ai pazienti diversi momenti: dal controllo glicemico prima delle immersioni all’alimentazione, dagli esercizi alle problematiche concrete legate alla subacquea. Per un medico, ascoltare consigli e insegnamenti da persone che convivono quotidianamente con la malattia è un’esperienza unica e arricchente, non solo sotto un profilo prettamente clinico, ma anche da un punto di vista umano: quando ci si prende cura davvero di qualcuno, si torna a casa con un bagaglio di informazioni e di energie completamente diverse”.

Conclude Elena Gamarra, diabetica e diabetologa presso la SCDU Endocrinologia, Diabetologia e Metabolismo dell’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino: “Ho deciso che avrei fatto il medico da un letto di ospedale, a 12 anni. Guardavo gli specializzandi che, seguendo il diabetologo pediatra, parlavano tra loro e ci osservavano come se noi fossimo il diabete, la personificazione di quella patologia di cui parlavano i loro testi, e non bambini a cui era stata diagnosticata la malattia. Anche le migliori conoscenze cliniche, apprese sui manuali di medicina, non avrebbero mai permesso a quei giovani dottori di prendersi cura dei piccoli pazienti, come ciascuno di noi avrebbe desiderato. Negli anni di studio e formazione scientifica, per quanto tempo e dedizione si investa, manca sempre qualcosa. Mi è stata offerta la possibilità di partecipare a questo soggiorno formativo, vivendo fianco a fianco con altri professionisti del diabete e pazienti: ognuno con le proprie storie di vita, ma tutti accomunati dalla voglia di non farsi fermare dalla malattia e di raggiungere un obiettivo ambizioso. Tempo, confronto, ascolto, curiosità, umiltà: 5 semplici ingredienti, che completano la formazione di un diabetologo e che non si potranno mai trovare sui libri e nemmeno tra le mura di un ospedale”.

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