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Per gli Ordini serve una riforma che non li paralizzi

“Riteniamo che il testo del DdL Lorenzin licenziato dalla Commissione XII della Camera, in relazione all’articolo 3, introduca elementi di novità che non vanno nella direzione di una riforma degli Ordini delle professioni sanitarie, ma sono di fatto un elemento di paralisi della loro attività, in contraddizione anche rispetto alle istanze di ricambio e di alternanza che pure vengono presentate a supporto di queste misure” dice il Segretario della Federazione degli Ordini dei Farmacisti, Maurizio Pace.


“Ad aggravare la situazione c’è anche la mancanza di qualsiasi gradualità nell’introduzione dell’assetto previsto dall’attuale formulazione del Disegno di Legge, e anche la presenza di numerose lacune. Il testo, per esempio, prevede quorum rilevanti per le elezioni dei Consigli degli Ordini, ma non prevede quale via si debba seguire nel caso non vengano raggiunti né in prima né in seconda convocazione”. Anche le modalità di svolgimento delle elezioni suscitano profonda perplessità: si prospetta la moltiplicazione dei seggi, con le intuibili difficoltà logistiche, e la possibilità del voto telematico, la cui realizzazione richiede tempo e risorse e il cui funzionamento – è cronaca recente – è tutt’altro che scontato.

Vale la pena di ricordare che simili misure per favorire la partecipazione al voto non sono previste per le stesse elezioni politiche e amministrative, pur in presenza di un costante aumento dell’astensione. Anche la previsione che il Collegio dei revisori dei conti debba essere costituito da revisori legali iscritti al Registro costituisce un onere sproporzionato rispetto al profilo economico dell’attività degli Ordini. “Ci auguriamo che i lavori dell’Aula introducano elementi correttivi su questi e altri aspetti contenuti nel DdL, coniugando l’auspicato efficientamento con la salvaguardia dei principi alla base della vita degli Ordini. Altrimenti si sarebbe autorizzati a considerare questa che doveva essere una fase di modernizzazione un atto di ostilità della politica – e non sarebbe il primo – nei confronti dei corpi intermedi della società”.

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