Alzheimer e memoria semantica: l…

[caption id="attachment_1…

La qualità del sonno migliora co…

Un nuovo studio statunit…

Alzheimer: funziona la prevenzio…

La somministrazione prolu…

Protesi neuromuscolari: possibil…

L'intenzione di movimento…

Arrivano gli stent per i restrin…

Buone notizie per i pazie…

Osservatorioinfluenza.it si rinn…

Una sezione dettagliata s…

Dal colesterolo una speranza con…

[caption id="attachm…

Sindrome di Marfan: un 'paziente…

Si deve alla 'testardaggi…

"L'ho già visto!" - Scienziati s…

Il suono di una voce che …

SLA: un errore nella formazione …

Un errore nella formazion…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

La proteina dei ricordi si chiama Sox2, lo annuncia un lavoro finanziato da Telethon

Sox2

Sox2

Potremmo chiamarla la “proteina dei ricordi”: si chiama Sox2 e da oggi ha dimostrato di essere importante per lo sviluppo del nostro cervello, soprattutto per quella porzione chiamata ippocampo che e’ coinvolta nel mantenimento della memoria a lungo termine. Ad annunciarlo e’ un lavoro finanziato da Telethon e pubblicato su Nature Neuroscience da Silvia Nicolis, ricercatrice dell’Universita’ degli studi di Milano Bicocca. In particolare, la proteina Sox 2 e’ risultata capace di indurre la produzione di molecole-segnale coinvolte nel mantenimento delle cellule staminali neurali anche dopo la nascita.
L’ippocampo e’ infatti una di quelle porzioni del cervello che continua a formarsi e a “plasmarsi” anche dopo che siamo nati, proprio a partire dalle cellule staminali presenti. Come spesso accade, questa scoperta di un meccanismo biologico importante e’ stata possibile grazie allo studio di una condizione molto rara in cui il meccanismo e’ difettoso. Nicolis e il suo gruppo sono infatti partiti anni fa dall’osservazione dell’effetto che la mutazione nel gene Sox2 produce nell’uomo. Dopo aver riprodotto questo difetto genetico nel topo, i ricercatori sono riusciti a curare in buona parte la malattia fornendo nei primi giorni di vita dell’animale un farmaco che mima l’azione di Sonic hedgehog (Shh), una delle molecole-segnale stimolate da Sox2 che viene a mancare quando Sox 2 non funziona. Nel topo malato, in assenza di trattamento le cellule staminali nell’ippocampo vengono perse quasi completamente. Una volta somministrato il farmaco, invece, i ricercatori sono riusciti a “salvarle” in buona parte e a promuovere la formazione di nuovo tessuto nervoso e la crescita dell’ippocampo. In topi normali, invece, il farmaco non ha alcun effetto. Attualmente e’ difficile pensare a un utilizzo immediato di questo tipo di farmaci nei pazienti con difetti in Sox2: i malati, infatti, hanno tutti mutazioni de novo e quindi inattese, in quanto non sono ereditate ma avvengono nelle cellule germinali dei genitori. Tuttavia, gli esperimenti effettuati nel topo hanno mostrato come molecole di questo tipo siano specifiche e possano avere effetti significativi se somministrate nei primi giorni di vita. Dall’altra parte, conoscere a fondo il ruolo di Sox2 nel sistema di controllo del mantenimento e differenziamento delle cellule staminali neurali potrebbe rivelarsi importante per il disegno di terapie contro diversi tipi di tumori cerebrali infantili, come il glioblastoma, il neuroblastoma e il medulloblastoma. In prospettiva piu’ lunga, conoscere i meccanismi genetici che regolano le funzioni delle cellule staminali neurali e’ il primo passo verso un possibile impiego di queste cellule nella terapia rigenerativa di malattie neurologiche come il morbo di Alzheimer o di Parkinson.

Archivi

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!