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La cataratta impedisce un corretto equilibrio tra sistema visivo e risposta cerebrale

Nei bambini la cataratta impedisce il dialogo tra occhio e cervello.

Per cui non basta eliminare l’occlusione nell’occhio, ma e’ necessario agire anche sulle fibre del cervello. Queste sono, in estrema sintesi, le conclusioni di un esperimento condotto dall’Istituto di neuroscienze (In) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Pisa. I primi momenti della vita sono i piu’ importanti per lo sviluppo successivo del bambino e per la sua maturazione.




Anche lo sviluppo della vista e’ legato all’esperienza avvenuta nella primissima infanzia: gli input che provengono dall’ambiente circostante permettono la normale maturazione anatomica e funzionale del sistema visivo. ‘E’ noto che i bambini con cataratta monoculare mostrano uno sviluppo alterato della funzione visiva’, ha spiegato Laura Restani, dell’In-Cnr. ‘Questo processo – ha continuato – avviene perche’ la presenza di cataratta impedisce all’occhio di evocare una risposta nei neuroni della corteccia cerebrale’. Il fenomeno e’ stato riprodotto in laboratorio in un modello animale, occludendo un occhio durante le prime fasi dello sviluppo. ‘L’esperimento – ha proseguito Restani – ha dimostrato che la perdita di risposta dell’occhio privato dell’esperienza visiva prosegue anche dopo aver rimosso l’occlusione. Questo dipende da un effetto inibitorio delle fibre callosali, dovuto a uno sviluppo anomalo durante l’esperimento. Le fibre callosali connettono i due emisferi cerebrali, e sono coinvolte in molte funzioni corticali. Nel sistema visivo integrano l’attivita’ dei due emisferi per garantire una corretta percezione dell’ambiente esterno’. Il gruppo di Pisa ha dimostrato che la via callosale cambia da una funzione prevalentemente eccitatoria nell’animale con normale esperienza visiva a una funzione inibitoria nell’animale privato dell’esperienza visiva. Questa diversa azione e’ dovuta a una modifica plastica delle fibre callosali legata, appunto, alla presenza o all’assenza di stimolo visivo dal mondo esterno. La scoperta ha implicazioni interessanti anche in campi diversi da quelli del sistema visivo. ‘Non si esclude che modificazioni plastiche delle connessioni fra i due emisferi cerebrali, come quelle osservate nel nostro studio sul sistema visivo, possano essere responsabili di alcune manifestazioni patologiche in malattie neurologiche come l’ischemia, il neglect (disturbo che porta alla mancanza di consapevolezza di cio’ che avviene nel contesto spaziale circostante) e il Parkinson’, ha affermato Restani.




La ricerca dell’In-Cnr mette in luce l’importanza del dialogo tra i due emisferi per un corretto sviluppo delle funzioni del cervello, e suggerisce un ruolo attivo di questo dialogo, da non sottovalutare anche in ambito clinico.


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