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Cardo mariano: non solo per il fegato, ma anche per i ‘postumi’ da chemio

I farmaci chemioterapici utilizzati nella lotta contro il cancro possono tuttavia sortire effetti indesiderati come, per esempio, danneggiare il fegato.

L'enzima Superossido dismutasi

L'enzima Superossido dismutasi

Il cardo mariano invece contiene una sostanza antiossidante attiva chiamata Silibina che, tra gli altri, stimola l’attività dell’enzima Superossido Dismutasi (SOD) che è un vero e proprio spazzino dei radicali liberi. E, a supporto della tesi secondo cui il latte della pianta riduce l’infiammazione epatica, ci sono numerosi studi scientifici che ne attestano le proprietà nel prevenire e curare i danni al fegato causati, per esempio, dall’alcol e da malattie come l’epatite, la cirrosi o altri tipi d’infiammazione o infezione.

Per confermare quanto suggerito dalle precedenti ricerche gli scienziati del Columbia University Medical Center di New York hanno condotto uno studio su 50 bambini sottoposti a trattamento di chemioterapia contro la leucemia linfoblastica acuta (LLA). 
Come sempre avviene in questi casi, i ricercatori premettono che ulteriori ricerche saranno necessarie, «tuttavia i risultati sono promettenti» ha dichiarato la dr.ssa Kara M. Kelly, oncologo pediatra presso il CUMC.
Valutando i risultati bisogna anche tener conto che al momento non esistono altri metodi per proteggere il fegato dagli effetti collaterali dei farmaci chemioterapici, fanno notare i ricercatori e due terzi dei bambini sottoposti a chemio sviluppano tossicità epatica. L’infiammazione poi è un fatto comune di tutti i trattamenti, e l’atteggiamento attuale dei medici nei suoi confronti è quello di ridurre le dosi cosicché questa si possa in qualche modo attenuare. Ecco perché si è cercata un’alternativa.

 

All’inizio dello studio, i 50 bambini presentavano tutti un’infiammazione al fegato ed erano sotto trattamento chemioterapico. Questi sono stati suddivisi in modo casuale in due gruppi. Agli appartenenti al primo gruppo è stata somministrata ogni giorno una capsula contenente del latte di cardo mariano, mentre a quelli del secondo gruppo una capsula placebo (inattiva).
Dopo circa un mese quelli che avevano assunto la capsula con il latte di cardo mariano presentavano più bassi livelli di due enzimi epatici – segno di minore infiammazione del fegato – rispetto a quelli del gruppo di controllo che aveva assunto il placebo.
I bambini del primo gruppo hanno anche mostrato una minore percentuale di necessità di ridurre la dose dei farmaci (61% contro il 72%) rispetto ai bambini del gruppo di controllo.
A conclusione dello studio, la dr.ssa Kelly e colleghi ricordano che prima di intraprendere qualsiasi altra cura in integrazione a quella attuale è necessario rivolgersi al proprio medico e che sono necessari ulteriori studi per verificare gli effetti a lungo termine del latte di cardo mariano sul fegato.

Source: lo studio è stato pubblicato sulla versione online della rivista “Cancer”.

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