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Osteoartrite: ormoni sessuali per la rigenerazione delle cartilagini

Gli ormoni sessuali maschili e femminili come il testosterone e gli estrogeni a quanto pare non servono solo a regolare certi processi legati alla sessualità, ma anche a promuovere la rigenerazione delle cartilagini ossee danneggiate.
Ecco quanto riferito da un team di ricercatori tedeschi che hanno pubblicato i risultati del loro studio sulla rivista “Arthritis & Rheumatism” dell’American College of Rheumatology.

Di norma le cartilagini in buona salute permettono libertà e fluidità di movimento. Tuttavia, le articolazioni di anca o ginocchia quando iniziano a essere compromesse da diversi fattori come traumi, eccessivi carichi dovuti magari a sovrappeso o malattie infiammatorie – ma anche endocrine come diabete e ipotiroidismo – possono essere causa di osteoartrite.
Secondo l’OMS nel mondo soffrono di osteoartrite circa il 9,6% degli uomini e circa il 18% delle donne oltre i sessant’anni di età.

In questo studio i ricercatori dell’August University di Goettingen (Germania) coordinati dal dottor Nicolai Miosge, hanno analizzato i tessuti prelevati da un campione di 372 pazienti che avevano subìto la sostituzione del ginocchio. I partecipanti erano di entrambi i sessi con una prevalenza di donne e di età media di 71-72 anni rispettivamente.
Gli scienziati hanno poi valutato il potenziale rigenerativo condrogenico delle cellule progenitrici (CPC) presenti nel tessuto artritico nelle ultime fasi dell’osteoartrite.
Poiché gli estrogeni sono già conosciuti per la loro influenza sul metabolismo osseo e in seguito alle osservazioni che hanno mostrato la presenza di estradiolo nel liquido articolare, si è ipotizzato che gli ormoni sessuali steroidei possano influenzare le CPC e, di conseguenza, con una terapia ormonale sostitutiva diretta al liquido articolare si possa promuovere la rigenerazione dei tessuti.

Poiché sia gli estrogeni che il testosterone influenzano l’espressione dei geni del recettore 3 e il CPC in base alla regolazione di questa espressione, gli scienziati hanno indagato sulla presenza di cellule allungate che, invece, non erano presenti nei tessuti sani. Da qui si è scoperta un’unica popolazione di cellule progenitrici. «Siamo stati in grado di isolare le CPC nel 95,48% dei pazienti di sesso femminile e nel 96,97% di pazienti di sesso maschile, rendendo queste cellule un buon obiettivo per un futuro intervento terapeutico su un numero elevato di pazienti con artrosi. La terapia ormonale sostitutiva nel liquido articolare può contribuire a mitigare gli effetti dell’osteoartrosi. Ulteriori esami sono necessari», ha concluso il dottor Nicolai Miosge.
La Stampa

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