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Studio sulle fasi di inizio elaborazione voce umana

L’elaborazione della voce nel cervello si sviluppa nelle prime fasi della vita del bambino. Uno studio condotto da scienziati britannici e tedeschi colloca tra i quattro e i sette mesi di vita il periodo in cui il lattante inizia a mostrare una sensibilità alla voce umana (e alle emozioni che comunica) simile a quella degli adulti. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Neuron di Cell Press.

I suoi risultati potrebbero rivelarsi utili nella diagnosi precoce di disturbi dello sviluppo neurologico, come l’autismo: negli adulti affetti da autismo, infatti, le regioni della corteccia temporale sensibili alla voce non si attivano in reazione alle parole udite e il riconoscimento dell’emozione nella voce umana è compromesso.

Nell’intento di far luce sulle origini dell’elaborazione della voce, i ricercatori hanno studiato regioni specifiche della corteccia temporale del cervello dei lattanti con l’aiuto della spettroscopia nel vicino infrarosso. Queste regioni corticali sono essenziali all’elaborazione della lingua parlata nelle fasi successive della vita.

I piccoli partecipanti al test sono stati esposti a suoni vocali e non vocali. L’analisi ha rivelato che il cervello dei bambini di sette mesi reagiva alla voce umana fondamentalmente come quello degli adulti, mentre a quattro mesi non si osservava tale risposta.

Al contempo, nei bambini di sette mesi è stata osservata attività a livello della corteccia temporale destra all’ascolto di discorsi aventi un preciso carattere emotivo (arrabbiatura o felicità). Ciò ha permesso ai ricercatori di concludere che anche la sensibilità alla prosodia emotiva (la melodia del discorso che esprime lo stato emotivo dell’oratore, fondamentale per la comunicazione sociale) è già sviluppata a questa età. Sebbene sia risaputo che la reazione agli indizi prosodici si verifica già nei neonati, studi precedenti hanno dimostrato che solo a partire dai cinque mesi di vita i lattanti sono in grado di distinguere in maniera affidabile un tono felice, arrabbiato o triste.

“Le nostre scoperte dimostrano che le regioni cerebrali sensibili alla voce sono già specializzate e modulate dalle informazioni emotive all’età di sette mesi; ne consegue che i processi critici per lo sviluppo neurologico alla base della compromissione dell’elaborazione vocale in disturbi come l’autismo possono verificarsi prima dei sette mesi”, spiega il dott. Tobias Grossmann del Centre for Brain and Cognitive Development dell’Università di Londra (Regno Unito), a capo dello studio.

“In futuro, pertanto, l’attuale approccio potrebbe venire utilizzato per valutare le differenze individuali nella risposta dei lattanti alle voci e alla prosodia emotiva ed essere quindi uno dei potenziali marcatori in grado di contribuire a un’identificazione precoce dei lattanti a rischio di disturbi dello sviluppo neurologico”.

Per maggiori informazioni, visitare:
http://www.neuron.org/

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