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Congresso internazionale: “The future of reproductive medicine”

Siracusa, 14 maggio 2010. Preservare la fertilità nei pazienti oncologici: una questione di grande attualità poiché, grazie al progresso della medicina, il tasso di sopravvivenza di bambini e giovani affetti da neoplasie è in continuo aumento. Per loro, quindi, risulta fondamentale conservare la capacità riproduttiva, che potrebbe invece venir pregiudicata inesorabilmente dalle chemioterapie e dalle radioterapie cui sono costretti a sottoporsi.
Preservazione fertilità nei pazienti oncologici
Se ne discute oggi a Siracusa, in occasione del Congresso Internazionale “The future of Reproductive Medicine”, presieduto da Ettore Cittadini – Professore di Ginecologia e Ostetricia presso l’Università degli Studi di Palermo – che ha riunito i maggiori esperti di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) per confrontarsi sui traguardi raggiunti e sui nuovi obiettivi da conseguire nel campo della PMA.
Il Congresso
Anche per il Ministro Stefania Prestigiacomo la preservazione della fertilità nei pazienti oncologici è un tema fondamentale su cui lavorare, come ha sottolineato nel suo indirizzo di saluto letto all’apertura dei lavori congressuali; nel suo messaggio il Ministro ha, inoltre, precisato che questo è un ambito delicato su cui intervenire per dare speranze e possibilità reali, mediante servizi altamente specializzati, a chi, purtroppo, è stato affetto da cancro.
Il Ministro Prestigiacomo
Le terapie antitumorali possono danneggiare le gonadi maschili e femminili e pertanto determinare una perdita di fertilità e possono altresì pregiudicare il patrimonio genetico degli ovociti e degli spermatozoi.
In particolare, nel 50% degli uomini sottoposti a trattamenti antitumorali si assiste ad una riduzione significativa della qualità del liquido seminale e nel 25-30% si registra un’assoluta assenza di spermatozoi che determina una completa sterilità.
Oggi una concreta possibilità di preservazione della fertilità maschile è rappresentata dal congelamento del liquido seminale, che consente di conservare gli spermatozoi per un tempo indefinito, lasciando inalterata la loro capacità fecondante.
L’infertilità nei pazienti oncologici
Più complessa è la situazione delle donne affette da patologie neoplastiche, per le quali le strategie che si possono adottare per la preservazione della fertilità sono diverse e purtroppo nessuna è ancora affidabile come la crioconservazione degli spermatozoi; in particolare, per la donna sono possibili diverse tecniche: la protezione farmacologica, con efficacia ancora controversa; il congelamento degli embrioni, miglior tecnica in assoluto ma riservata solo a chi ha un partner stabile; il congelamento degli ovociti la cui efficacia è ancora bassa con percentuali di gravidanza e di bambini nati che vanno dall’1 al 5% per ovocita congelato.
Inoltre, per l’utilizzo del congelamento embrionale e ovocitario la paziente dovrebbe sottoporsi ad una stimolazione ovarica che ritarderebbe l’inizio della terapia antitumorale e ciò non sempre è possibile.
L’infertilità nelle pazienti oncologiche
“Per i pazienti in età prepuberale che ancora non producono spermatozoi e ovociti – ha affermato il Prof. Cittadini – la ricerca scientifica sta facendo passi da gigante puntando sul congelamento del tessuto testicolare nel bambino e del tessuto ovarico nell’adolescente. In particolare, l’innovativa tecnica del congelamento del tessuto ovarico rappresenta l’unica possibilità di preservazione della fertilità nelle bambine: si procede all’asportazione, in genere per via laparoscopica, e successivo congelamento del tessuto ovarico sede di follicoli primordiali che contengono ovociti immaturi”.
Il Prof. Ettore Cittadini
Al momento della remissione totale della malattia, il tessuto ovarico congelato viene scongelato e trapiantato nella paziente stessa; una volta verificatosi l’attecchimento del tessuto trapiantato, è possibile intraprendere procedure terapeutiche finalizzate all’ottenimento della gravidanza. Ad oggi questa tecnica ha portato alla nascita di 8 bambini nel mondo.
La crioconservazione del tessuto ovarico è indicata anche nelle donne adulte che non possono sottoporsi al congelamento degli ovociti perché colpite da tumori ormono-dipendenti; in questi casi, infatti, la stimolazione ormonale potrebbe aggravare la patologia. Infine, la procedura è indicata nelle situazioni in cui l’esecuzione di una  stimolazione ovarica non sia compatibile con la necessità di intraprendere in tempi rapidissimi una chemio o una radio-terapia.
Congelamento tessuto ovarico
Durante le sessioni del Congresso Internazionale si discuterà anche dello scenario futuro sull’uso delle cellule staminali per la produzione di spermatozoi e ovociti, così da poter superare alcune condizioni di sterilità ancora senza trattamento.
In particolare, la sperimentazione scientifica punta sulla produzione di cellule germinali, ossia i precursori degli ovociti e degli spermatozoi, da staminali adulte che, al contrario delle staminali embrionali, consentono di superare sia i problemi di natura etico-religiosa sia la scarsa disponibilità di embrioni umani; le cellule germinali ottenute vengono poi lavorate in laboratorio renderle adatte per la riproduzione.
Si tratta di una tecnica ancora in via di sperimentazione e non ancora applicata in campo umano.
Cellule staminali per la produzione di gameti
A Siracusa è stata illustrata, inoltre, l’analisi della qualità del DNA dello spermatozoo che consente di selezionare il miglior gamete maschile per la fecondazione assistita:
Vari studi hanno messo in luce come anomalie della struttura del DNA spermatico siano associate all’incapacità di ottenere gravidanze e ad un’alta incidenza di aborti precoci, sia in gravidanze spontanee che ottenute con fecondazione in vitro.
Questa scoperta ha indotto gli esperti a raccomandare che venga assolutamente compresa anche l’analisi della qualità del DNA dello spermatozoo tra le analisi di routine su un campione seminale. Infatti, esami come la conta del numero degli spermatozoi, la motilità e la morfologia spesso non riflettono la reale fertilità del gamete maschile,.

Siracusa, 14 maggio 2010. Preservare la fertilità nei pazienti oncologici: una questione di grande attualità poiché, grazie al progresso della medicina, il tasso di sopravvivenza di bambini e giovani affetti da neoplasie è in continuo aumento. Per loro, quindi, risulta fondamentale conservare la capacità riproduttiva, che potrebbe invece venir pregiudicata inesorabilmente dalle chemioterapie e dalle radioterapie cui sono costretti a sottoporsi. Preservazione fertilità nei pazienti oncologiciSe ne discute oggi a Siracusa, in occasione del Congresso Internazionale “The future of Reproductive Medicine”, presieduto da Ettore Cittadini – Professore di Ginecologia e Ostetricia presso l’Università degli Studi di Palermo – che ha riunito i maggiori esperti di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) per confrontarsi sui traguardi raggiunti e sui nuovi obiettivi da conseguire nel campo della PMA. Il CongressoAnche per il Ministro Stefania Prestigiacomo la preservazione della fertilità nei pazienti oncologici è un tema fondamentale su cui lavorare, come ha sottolineato nel suo indirizzo di saluto letto all’apertura dei lavori congressuali; nel suo messaggio il Ministro ha, inoltre, precisato che questo è un ambito delicato su cui intervenire per dare speranze e possibilità reali, mediante servizi altamente specializzati, a chi, purtroppo, è stato affetto da cancro. Il Ministro PrestigiacomoLe terapie antitumorali possono danneggiare le gonadi maschili e femminili e pertanto determinare una perdita di fertilità e possono altresì pregiudicare il patrimonio genetico degli ovociti e degli spermatozoi.In particolare, nel 50% degli uomini sottoposti a trattamenti antitumorali si assiste ad una riduzione significativa della qualità del liquido seminale e nel 25-30% si registra un’assoluta assenza di spermatozoi che determina una completa sterilità.Oggi una concreta possibilità di preservazione della fertilità maschile è rappresentata dal congelamento del liquido seminale, che consente di conservare gli spermatozoi per un tempo indefinito, lasciando inalterata la loro capacità fecondante.
L’infertilità nei pazienti oncologiciPiù complessa è la situazione delle donne affette da patologie neoplastiche, per le quali le strategie che si possono adottare per la preservazione della fertilità sono diverse e purtroppo nessuna è ancora affidabile come la crioconservazione degli spermatozoi; in particolare, per la donna sono possibili diverse tecniche: la protezione farmacologica, con efficacia ancora controversa; il congelamento degli embrioni, miglior tecnica in assoluto ma riservata solo a chi ha un partner stabile; il congelamento degli ovociti la cui efficacia è ancora bassa con percentuali di gravidanza e di bambini nati che vanno dall’1 al 5% per ovocita congelato.Inoltre, per l’utilizzo del congelamento embrionale e ovocitario la paziente dovrebbe sottoporsi ad una stimolazione ovarica che ritarderebbe l’inizio della terapia antitumorale e ciò non sempre è possibile.
L’infertilità nelle pazienti oncologiche“Per i pazienti in età prepuberale che ancora non producono spermatozoi e ovociti – ha affermato il Prof. Cittadini – la ricerca scientifica sta facendo passi da gigante puntando sul congelamento del tessuto testicolare nel bambino e del tessuto ovarico nell’adolescente. In particolare, l’innovativa tecnica del congelamento del tessuto ovarico rappresenta l’unica possibilità di preservazione della fertilità nelle bambine: si procede all’asportazione, in genere per via laparoscopica, e successivo congelamento del tessuto ovarico sede di follicoli primordiali che contengono ovociti immaturi”. Il Prof. Ettore CittadiniAl momento della remissione totale della malattia, il tessuto ovarico congelato viene scongelato e trapiantato nella paziente stessa; una volta verificatosi l’attecchimento del tessuto trapiantato, è possibile intraprendere procedure terapeutiche finalizzate all’ottenimento della gravidanza. Ad oggi questa tecnica ha portato alla nascita di 8 bambini nel mondo.
La crioconservazione del tessuto ovarico è indicata anche nelle donne adulte che non possono sottoporsi al congelamento degli ovociti perché colpite da tumori ormono-dipendenti; in questi casi, infatti, la stimolazione ormonale potrebbe aggravare la patologia. Infine, la procedura è indicata nelle situazioni in cui l’esecuzione di una  stimolazione ovarica non sia compatibile con la necessità di intraprendere in tempi rapidissimi una chemio o una radio-terapia.
Congelamento tessuto ovaricoDurante le sessioni del Congresso Internazionale si discuterà anche dello scenario futuro sull’uso delle cellule staminali per la produzione di spermatozoi e ovociti, così da poter superare alcune condizioni di sterilità ancora senza trattamento.In particolare, la sperimentazione scientifica punta sulla produzione di cellule germinali, ossia i precursori degli ovociti e degli spermatozoi, da staminali adulte che, al contrario delle staminali embrionali, consentono di superare sia i problemi di natura etico-religiosa sia la scarsa disponibilità di embrioni umani; le cellule germinali ottenute vengono poi lavorate in laboratorio renderle adatte per la riproduzione.Si tratta di una tecnica ancora in via di sperimentazione e non ancora applicata in campo umano.
Cellule staminali per la produzione di gametiA Siracusa è stata illustrata, inoltre, l’analisi della qualità del DNA dello spermatozoo che consente di selezionare il miglior gamete maschile per la fecondazione assistita:Vari studi hanno messo in luce come anomalie della struttura del DNA spermatico siano associate all’incapacità di ottenere gravidanze e ad un’alta incidenza di aborti precoci, sia in gravidanze spontanee che ottenute con fecondazione in vitro.Questa scoperta ha indotto gli esperti a raccomandare che venga assolutamente compresa anche l’analisi della qualità del DNA dello spermatozoo tra le analisi di routine su un campione seminale. Infatti, esami come la conta del numero degli spermatozoi, la motilità e la morfologia spesso non riflettono la reale fertilità del gamete maschile.

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