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Nelle staminali un meccanismo che contiene la crescita del glioblastoma

Di tutti i tumori cerebrali, il glioblastoma è il più aggressivo. Ora i ricercatori del Max Delbrück Center for Molecular Medicine (MDC) di Berlin-Buch, in Germania, hanno dimostrato in che modo la sua crescita viene controllata dalle cellule staminali presenti nel cervello e dai loro precursori.

I glioblastoma è anche il tumore più comune tra soggetti adulti, in particolare nella quinta e sesta decade di vita. Le sue cause sono in gran parte sconosciute, ma si ipotizza che qualche fattore induca le cellule staminali neurali o i loro precursori a mutare, diventando cellule tumorali.

Alcuni anni fa, gli stessi ricercatori dell’MDC e della Charité riuscirono a dimostrare che le cellule staminali e i precursori normali del cervello in effetti attaccano i tumori. Apparentemente, lo stesso tumore attira queste cellule staminali inducendole a migrare su distanze relativamente elevate, anche se non risultava chiaro per quale motivo ciò avvenisse e in particolare quale sostanza potesse attrarre le cellule staminali verso il tumore.

Grazie a quest’ultimo studio effettuato su cellule umane in coltura e in vivo sul modello murino – i cui risultati suono pubblicati sulla rivista Brain – si è potuto dimostrare che in effetti le cellule staminali tengono il tumore sotto controllo. Le cellule staminali e i precursori neurali rilasciano una proteina che appartiene alla famiglia delle proteine BMP (bone morphogenetic protein), che devono il loro nome alla capacità di indurre la formazione di tessuto osseo e cartilagineo, pur essendo presenti in tutto l’organismo e anche nel cervello.

Le cellule staminali, in definitiva, rilasciano la proteina BMP-7 in prossimità delle cellule di glioblastoma influenzando una piccola popolazione di cellule cancerose, le cellule staminali tumorali, considerate la “fonte” di cellule sempre nuove necessarie al tumore per espandersi. La BMP-7 inizia una cascata di segnali molecolari che portano le cellule staminali tumorali a differenziarsi, perdendo così la loro natura originaria.

Tuttavia, l’attività delle cellule staminali nel cervello e quindi la funzione protettiva nei confronti dei tumori vanno erodendosi con l’età, e ciò potrebbe spiegare almeno in parte la ricorrenza del glioblastoma negli adulti e la scarsa prevalenza nei bambini e nei giovani.

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