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La chiave dell’evoluzione della vita complessa: il mitocondrio

Secondo lo studio, una cellula eucariotica media può supportare un numero di geni 200.000 volte maggiore rispetto a un batterio

L’evoluzione della vita complessa è strettamente dipendente dai mitocondri, le “centrali energetiche delle cellule”: è questa la conclusione di un nuovo studio  pubblicato sulla rivista Nature a firma di Nick Lane e colleghi dello University College di Londra.

Per 70 anni gli scienziati hanno dibattuto se l’evoluzione del nucleo sia stata la chiave per lo sviluppo della vita complessa. Ora Lane e colleghi sostengono che un ruolo ancora più importante sia stato rivestito dai mitocondri, anche per lo sviluppo di innovazioni complesse per la cellula, come lo stesso nucleo, in virtù della loro funzione di “stazioni energetiche”.

“Si tratta di un’ipotesi che va contro il punto di vista tradizionale secondo cui il ‘salto’ verso la complessa cellula eucariotica semplicemente richiederebbe le opportune mutazioni, mentre in realtà è necessaria una sorta di rivoluzione industriale in termini di produzione di energia”, ha commentato Lane.

E’ noto da precedenti studi che il primo organismo eucariotico era più sofisticato di qualunque batterio noto: per esempio, possedeva migliaia di geni e proteine in più, sebbene condividesse con i batteri altre caratteristiche. Ma che cosa consentiva agli eucarioti di accumulare tutti questi geni aggiuntivi?

Focalizzandosi sull’energia disponibile per ciascun gene, Lane e Martin hanno mostrato che una cellula eucariotica media può supportare un numero di geni 200.000 volte maggiore rispetto a un batterio.

“Ciò significa che questa disponibilità energetica fornisce agli eucarioti la materia prima che permette di accumulare nuovi geni, grandi famiglie di geni, e sistemi di regolazione su una scala che rimane totalmente al di fuori della portata dei batteri: questa è la base della complessità”, ha concluso Lane.

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