La Vitamina K, grande alleata de…

[caption id="attachment_3…

Merck Serono inaugura i nuovi la…

investiti oltre 12 milion…

Cellule staminali per la ricresc…

Un modello di pelle vir…

Stamina Foudation, Consulcesi: b…

''E' urgente dare a tutt…

Modello virtuale di cervello per…

Creato un modello vir…

Depressione: curioso studio mett…

[caption id="attachme…

Fondazione Maugeri: nasce la Bio…

Inaugurata la Biobanca ti…

Recettori olfattivi: potremmo se…

Secondo un nuovo studio, …

Come il cervello si adatta alle …

Per la prima volta un gru…

E’ nata WAIDID, l'Associazione M…

il debutto al Summit di…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Ingegnerizzato lo splicing per modifiche alle cellule senza toccare DNA

I ricercatori dell’Università di Stanford (Usa) sono riusciti a riprogrammare una cellula di lievito senza toccare il Dna, ma utilizzando un “dispositivo genetico sintetico” che interferisce con la catena di montaggio delle proteine. Come dimostra il loro studio su Science, questo dispositivo controlla il destino dell’Rna e può essere usato per ottenere una proteina piuttosto che un’altra.

Gli autori del lavoro hanno sfruttato un processo che avviene normalmente all’interno di tutte le cellule. È lo splicing, un’operazione di “taglia e cuci” che interessa l’Rna messaggero, cioè la molecola che trasporta l’informazione contenuta nel Dna alle strutture deputate alla sintesi delle proteine. Cambiando il modo in cui il messaggero viene tagliato, si possono ottenere proteine più o meno funzionanti.

Come degli hacker professionisti, i ricercatori sono riusciti a ingannare questo sistema, introducendo una molecola-sensore per proteine (le proteine in questione possono essere ogni volta diverse, a seconda di ciò che si vuole ottenere). Per esempio, i bioingegneri californiani hanno messo alla prova la loro tecnica innovativa su un gene che rende le cellule sensibili a un farmaco. In questo caso il sensore è stato progettato per segnalare la presenza della beta-catenina (una proteina prodotta in grande quantità nelle cellule tumorali). Se il sensore non percepiva la beta-catenina, l’Rna messaggero veniva tagliato in modo tale che la cellula non fosse sensibile al farmaco. In questo modo, solo le cellule tumorali potevano essere uccise, mentre le altre sopravvivevano.

Siamo nelle prime fasi della ricerca, ma le applicazioni che questa tecnica lascia intravedere sono tantissime, soprattutto perché i sensori possono essere disegnati in modo da recepire la presenza di qualsiasi proteina. Tra i possibili utilizzi, uno particolarmente interessante potrebbe proprio essere quello nella terapia genica applicata all’oncologia: programmando degli appositi circuiti genetici da inserire nelle cellule si potrà, per esempio, eliminare in modo selettivo soltanto quelle tumorali, lasciando intatte quelle sane.

DOI: 10.1126/science.1192128

Galileonet.it

Archivi

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!