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Protesi all’anca: nuovo protocollo con meno rischi e minor tempo per riabilitazione

Nuovo protocollo chirurgico per la protesi d’anca: dopo cinque giorni si va a casa, senza necessità di una lunga fisioterapia e riducendo al contempo i rischi di complicanze.

Il protocollo è frutto dell’attività del gruppo ‘Anca Clinic’, centro di fama internazionale specializzato nella chirurgia dell’anca, con sede a Roma e a Ghent (Belgio), diretto da un pioniere in questo settore, Koen de Smet, e da Alessandro Calistri.

“Sono noti i rischi principali legati alle protesi di anca: mobilizzazione asettica, infezione, rischio trombo embolico, lussazione – spiega Calistri, specialista in ortopedia e traumatologia – il protocollo non prevede deposito di sangue preoperatorio, né trasfusioni postoperatorie, né l’uso di cateteri vescicali e drenaggi, con rimozione dell’ago-cannula al secondo giorno post operatorio. Tutto ciò – assicura – abbatte il rischio infettivo”. Il paziente ritorna a stare in piedi e a camminare in meno di 24 ore, utilizzando calze antitrombo inserite fin dalla sala operatoria, “mentre una terapia anticoagulante abbatte il rischio tromboembolico”.

“La via di accesso postero-laterale modificata – aggiunge – dimezza i tempi chirurgici (45 minuti). Grazie alla conservazione del tessuto muscolare e osseo, poi, si abbatte il rischio di mal posizionamento e quindi di mobilizzazione precoce dell’impianto”. Inoltre in questo modo, anche grazie a impianti di nuova generazione a largo diametro, si abbatte il pericolo di lussazione. Il nuovo protocollo offre anche il vantaggio di “tempi di riabilitazione ridotti. Il paziente – prosegue Calistri – torna a casa al quinto giorno ed esegue gli esercizi imparati durante la degenza”. In caso di bisogno, al massimo due volte a settimane viene seguito da un fisioterapista, mentre non sono più necessari ricoveri prolungati per la riabilitazione. “Il paziente – conclude – toglie la stampella e può tornare a guidare la macchina dopo due settimane”.(Adnkronos Salute)

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