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La comunicazione ‘via radio’ dei batteri

L’idea che i batteri possano comunicare via radio fu avanzata per la prima volta dal premio Nobel Luc Montagnier nel 2009, sollevando molte critiche

Alcuni batteri sono in grado di produrre onde radio e, forse, di comunicare fra loro con questo mezzo. A mostrarlo è uno studio condotto da fisici teorici della Northeastern University, che hanno postato un articolo in proposito sul sito di ricerca arXiv.

 

L’idea che i batteri possano comunicare via radio fu avanzata per la prima volta dal premio Nobel Luc Montagnier nel 2009, sollevando un virulento dibattito, soprattutto perché Montagnier aveva solamente rilevato che confrontando le emissioni nella banda radio provenienti da un campione di acqua pura e uno in cui erano presenti in soluzione numerosi batteri, aveva rilevato una differenza.

 

Da tempo si sa che alcuni batteri sono in grado di comunicare tra loro attraverso una sorta di nanocavi quando sono in contatto fra loro, e questo ha indotto Widom e collaboratori a pensare che non fosse poi così assurdo ritenere che batteri particolarmente sviluppati come E. coli o Mycoplasma pirum, possano in qualche modo comunicare anche “senza fili”.

 

Rilevando che il DNA dei batteri si dispone a formare un anello invece della solita doppia elica aperta, i ricercatori hanno così elaborato un modello in cui descrivono un processo nel quale gli elettroni che possono fluire liberi in questa struttura possono produrre fotoni quando in essa cambiano i livelli di energia.

 

Widom e colleghi hanno calcolato che le frequenze di emissione (0.5, 1 e 1.5 kHz) generate quando gli elettroni liberi corrono sugli anelli di DNA incontrando differenti livelli di energia corrispondono esattamente ai tipi e alle intensità del segnale di emissione riscontrati da Montagnier nei suoi studi su E. coli.

 

Il problema principale rispetto alla teoria della comunicazione è però che mentre il modello dà conto della capacità dei batteri di emettere onde radio, nulla dice delle possibilità che queste emissioni vengano utilizzate in funzione di una comunicazione, vuoi dal batterio emittente vuoi da quello eventualmente ricevente. Finora non è stata condotta alcuna ricerca che mostri un qualsiasi tipo di risposta o reazione a qualsivoglia tipo di “messaggio” che possa essere veicolato da queste onde radio. Il dibattito sembra quindi destinato a proseguire, almeno fino a che non saranno condotte adeguate ricerche sperimentali, anche se la principale obiezione avanzata al tempo a Montagnier – che i batteri non avrebbero modo di produrre onde radio – appare superata.

 

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