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Retinoblastoma: per una diagnosi precoce i genitori coprono un ruolo cruciale

I genitori possono avere un ruolo fondamentale per la diagnosi precoce del retinoblastoma attraverso il riscontro di un riflesso biancastro della pupilla, quando viene illuminata dalla luce ambientale o dal flash di una macchina fotografica.

È quanto emerso nell’ambito di un convegno “Diagnosi precoce, genetica e nuove tecniche di trattamento del retinoblastoma: linee guida ed aggiornamenti per il pediatra”, organizzato dall’ospedale pediatrico Giannina Gaslini di Genova presso il Cisef della Badia Benedettina della Castagna. Il retinoblastoma è un tumore maligno oculare del lattante e del bambino, raro, grave ma curabile. Le nuove armi terapeutiche dell’oncologia medica e la collaborazione tra le figure professionali coinvolte permettono, con la chemioterapia, di ridurne le dimensioni in modo che l’oculista possa distruggerlo con il laser. Con la conseguenza, inevitabile, di un lungo periodo di terapie e controlli.

“In tutto questo processo – ha spiegato Paolo Capris, direttore dell’Unita’ Operativa Oculistica dell’Istituto Gaslini – è fondamentale il ruolo dei parenti, del pediatra e dell’ortottista nella diagnosi precoce, con il riscontro di un sintomo semplice, ma spesso sottovalutato: il riflesso biancastro della pupilla (la quale normalmente ha l’aspetto di un disco nero) quando è illuminata dalla luce ambientale o dal flash della macchina fotografica, in particolari direzioni dello sguardo del bambino”. Importante quindi il ruolo dei genitori, che per primi possono rilevare questo sintomo e portare il proprio bambino dal pediatra per ulteriori approfondimenti diagnostici. Il corso è un’occasione di incontro fra medici oncologi, oculisti, neuroradiologi, pediatri, ortottisti e infermieri per approfondire le conoscenze sulle nuove possibilità terapeutiche di un tumore che fino a pochi decenni fa aveva come prima e a volte unica scelta quella dell’asportazione dell’occhio malato.

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