Nel rilancio del Paese hanno un …

L’Associazione dei produt…

Cancro al fegato: cellule stamin…

I tumori al fegato sono …

Medicina rigenerativa: trapianto…

La grande scommessa della…

'Nuove' staminali ribaltano l'or…

[caption id="attachme…

Meningite: l'OK dell'Europa al p…

La Commissione Europea ha…

Le Minacce alla Qualità del Farm…

A Milano una Tavola Roton…

Nuova metodica per esaminare i b…

I vaccinologi prendano no…

Verso un vaccino contro la dipen…

E' costituito da una part…

Abbronzatura: il meccanismo biol…

Lo scorso anno un team di…

Le aziende del farmaco equivalen…

Roma, 27 aprile 2015 - As…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Chemioterapia: trova una forte alleata nella distruzione delle cellule tumorali nella vitamina C

Adeguati dosi di vitamina C rendono le cellule cancerose più sensibili all’azione della radioterapia. Lo studio
Uno studio pubblicato su Free Radical Biology and Medicine afferma che alte dosi di vitamina C possono rendere le cellule cancerose del tumore al cervello più attaccabili dalla radioterapia, rendendola così più efficace.

La ricerca è stata condotta in team dalla dottoressa Patries Herst inseme alla dottoressa Melanie McConnell della Otago University di Wellington (Nuova Zelanda), e si prefiggeva di valutare la connessione tra l’azione della vitamina C e l’aumento della sensibilità alla terapia a base di radiazioni da parte delle cellule tumorali isolate del glioblastoma multiforme (GBM), un tipo di cancro del cervello difficile da curare perché molto resistente alla terapia. Il raffronto è stato eseguito valutando gli effetti sulle cellule cancerose rispetto a quelle sane – anche per stabilire se queste ultime ne fossero interessate.

I test condotti hanno evidenziato che la vitamina C poteva fare la differenza, soprattutto se somministrata prima della radioterapia. Nella fattispecie, nelle cellule malate si verificava un maggiore danno al Dna e morte cellulare.
«Abbiamo scoperto che alte dosi di vitamina C rendono più facile, con la radioterapia, uccidere queste cellule GBM», spiega Herst.
Nonostante il dibattito sia sempre aperto, la vitamina C, oggetto di altri studi, aveva già mostrato proprietà utili nella cura dei tumori – in particolare in studi su modello animale e in test di laboratorio. La sua azione si evidenziava nel produrre radicali liberi all’interno del tumore, lasciando intatte le cellule sane. Ora, questo danno al Dna delle cellule tumorali potrebbe essere sfruttato per un cura più efficace nei confronti del GBM. Tuttavia, specificano i ricercatori, per ottenere questo effetto sono necessarie alte dosi di vitamina C che devono per forza essere somministrate per via endovenosa.

I risultati dei test, sebbene non ancora convalidati da studi clinici, sono dunque promettenti e i ricercatori auspicano che si possano replicare nell’uomo.
«Se studi clinici accuratamente progettati dimostrano che la combinazione di alte dosi di vitamina C con la radioterapia migliorano la sopravvivenza dei pazienti, ci può essere un vantaggio nel combinare entrambi i trattamenti per i tumori resistenti alle radiazioni, come il glioblastoma multiforme», conclude la dottoressa Herst.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Archivi